[257]. Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso.

[258]. Landulph., lib. 3, cap. 2.

[259]. Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella procellosa calamità.

[260]. Landulph. Sen., loc. cit.

[261]. Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine, nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città.

[262]. Trist. Hist. Patr., lib. 6, pag. 131.

[263]. Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata.

[264]. Giulini, tom. IV, pag. 34.

[265]. Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore, infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando di suscitare il popolo, qualora non obbedissero.

[266]. Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 132.