[277]. A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo.

[278]. Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine, che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de' cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre eresie.

[279]. Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce, affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca, in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri che i morti vogliamo accusare.

[280]. Arnulph., lib. 3, cap. 14.

[281]. A Landolfo, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo splendore della perizia nelle lettere.

[282]. Puricelli De Sanctis Arialdo et Herlembaldo, lib. IV, cap. 13.

[283]. Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia.

[284]. Giulini, tom. IV, pag. 69.

[285]. Detto, tom. IV, pag. 79.

[286]. Tom. IV, pag. 80.