[297]. Erlembaldo, recando in mezzo certo Attone, mostrandosi esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de' minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari, che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le armi, ed attaccata grande mischia, Attone, recentemente eletto, con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente l'arcivescovado.

[298]. Tom. IV, pag. 160.

[299]. Giulini, tom. IV, pag. 189.

[300]. Detto, tom. pag. 192.

[301]. Lib. I, cap. 10.

[302]. Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di nuovo a Sant'Ambrogio, confessano a vicenda i loro passati falli, ed essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano, il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa radice continuò a pullulare.

[303]. Giulini, tom. IV, pag. 197.

[304]. Muratori, Anedoct., tom. I, pag. 246.

[305]. Giulini, tom. IV, pag. 254.

[306]. Al reverendissimo e santissimo confratello.