[419]. Detto, tom. VI, pag. 70.

[420]. Vicende di Milano, pag. 93.

[421]. Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia, pag. 55; — et Radevic., lib. I, cap. 41, pag. 286. Edit. Basileae, 1569.

[422]. Maravigliarsi egli della prudenza dei Latini, i quali, gloriandosi principalmente della scienza delle leggi, trovavansi poi in gravissima trasgressione della legge; e mentre tenacissimi seguaci si vantavano della giustizia, i tanti affamati e sitibondi l'ingiustizia loro evidentemente mostravano.

[423]. I Milanesi chiama a consiglio, e ad essi chiede come fedeli mantenere si debba le città dell'Italia; i quali gli danno il consiglio che suoi podestà, per mezzo de' suoi nunzi, costituisca coloro che nelle città d'Italia riconosce ad esso fedeli... Il quale consiglio l'imperatore lodando, fino a tempo opportuno, chiuso nel suo cuore lo mantenne.

[424]. Rispondono, non potere essi farlo in alcun modo; promettevano tuttavia di fare interamente tutto quello che contenevasi nel privilegio dell'imperatore, che io Vincenzo scritto aveva per parte dell'imperatore e del re di Boemia.

[425]. Cioè che essi medesimi elegessero i consoli che volessero, ed eletti li presentassero all'imperatore, o al di lui nunzio, affinchè giurassero all'imperatore stesso fedeltà. All'opposto i nunzi dell'imperatore rispondono, avere essi dato in Roncaglia all'imperatore il consiglio che, per mezzo de' suoi nunzi, nelle città della Lombardia stabilisca i podestà; onde anch'essi facciano uso di questo avvisamento.

[426]. Veggasi il citato Dobner, tom. I, pag. 61 e 62.

[427]. Nelle loro sortite tentarono o d'incendiare le macchine, o di distruggere le torri, o di ferire mortalmente alcuni dei nostri; nè fuvvi alcun genere di audacia o di ostinazione che essi, ignari delle cose future, ommettessero; e mentre già abbattuta reputavasi la loro superbia, tumidi gloriavansi delle commesse sceleratezze.

[428]. Radevic., lib. 2, cap. 45.