[489]. Rer. Ger. Script, ex Biblioth. Marquardi Freheri excerpti a Gotthelffio Struvio, tom. I, p. 342. Edit. Tertia, Argentorati.

[490]. Con grande costanza da ciascuna parte spingevansi le cose della guerra; alcuni talvolta di questi o di quelli erano fatti prigioni, altri uccisi ed anche impiccati. L'imperatore però certa cosa fece degna di lode. Perciocchè condotti essendo al di lui cospetto tre dei prigionieri, comandò che loro fossero cavati gli occhi. Accecati i due primi, al terzo, degli altri più giovane, domandò perchè ribelle egli fosse all'imperio; ma quello disse: Non contra di te, o Cesare, nè contra il tuo imperio io oprai; ma un padrone avendo nella città, obbedii ai di lui comandamenti, e con fedeltà lo servii; che se egli teco contro i suoi cittadini pugnare volesse, ancora lo servirei con eguale fedeltà. Dalle quali parole allettato l'imperatore, accordata avendo ad esso la conservazione degli occhi, comandò che i suoi compagni accecati nella città riconducesse.

[491]. Struvius, loc. cit.

[492]. Cosa degna di lode.

[493]. Cinse d'assedio Alessandria, città che viene detta fortissima, non per il giro delle mura, ma per la situazione del luogo, e con un campo fortificato grande oltre credenza, nel quale un fiume vicino derivarono; trovaronsi ancora in essa uomini valorosi in gran numero, pronti a resistere con coraggio, cosicchè l'imperatore non così presto, come voluto avrebbe, riuscì ad espugnare la piazza, ma con molta fatica e grande strage de' suoi, nell'intervallo ancora di alcuni anni.

[494]. Dobner, Monumenta historica Bohemiae, tom. I, pag. 86.

[495]. All'imperatore Federico, ottenuta da esso la pace, tutto quello vogliamo fare che fecero gli antecessori nostri, dal tempo della morte del secondo Enrico imperatore, agli antecessori suoi, senza violenza nè timore.

[496]. Antiquit. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.

[497]. I Lombardi sono nell'una e nell'altra milizia diligentemente istruiti; perciocchè sono valorosi in guerra, e nell'arte di parlare al popolo maravigliosamente eruditi.

[498]. Giulini, tom. VI, pag. 483.