[519]. Più di centocinquanta cavalli carichi d'oro, d'argento, di sciamiti e di manti, e di pelli grigie e di vaio, e di altre cose preziose.
[520]. Giulini, tom. VII, pag. 32.
[521]. Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 731.
[522]. Sì grande timore tutti coloro che rimasti erano, invaso aveva, per la grandiosità delle sue gesta, che tutti ultroneamente accorrevano, e ciascuno coll'ossequio studiavasi di ottenere la grazia della sua famigliarità. Perciocchè dai legati di Verona può comprendersi quanto timore agli Italiani incusso avesse la memoria dei di lui fatti.
[523]. Otto Frisin., lib. 2, cap. 27, pag. 256. Edit. Basileae, 1569.
[524]. Trascorrendo il territorio del vescovado che si chiama Uratislavia, passò nel vescovado posnaniense, e tutta quella terra egli pure devastò col ferro e col fuoco.
[525]. Radevich., lib. I, cap. 3, pag. 262.
[526]. Duro è certamente che dipendere debba dall'altrui arbitrio l'animo di uno scrittore, siccome privo della facoltà d'istituire egli stesso un esame.
[527]. Pag. 235.
[528]. Mentre con essi trattavamo di comperarlo, ed essi ce lo ricusavano, il nobilissimo loro castello, cioè Rosate, che cinquecento soldati aveva, facemmo prendere ed incendiare... Poi tre loro castelli fortissimi, cioè Minima, Gailarda e Treca (Trecate) distruggemmo; e celebrato avendo con grandissima giocondità la natività del Signore.... distruggemmo poscia Caira, villa grandissima e molto bene fortificata, e la città d'Asti con incendio devastammo... Di là siamo venuti a Spoleto, e perchè ribelle era... la pigliammo colla forza, col ferro cioè e col fuoco, e riportate avendo spoglie infinite e molte altre consumate col fuoco, la rovesciammo dai fondamenti.