[529]. De Gestis Federici Primi, Cesaris Augusti, Basileae, 1559, pag. 186.
[530]. La città si abbandona al saccheggio, e pria che si potessero portar via le cose che giovar possono all'uso degli uomini, appiccatovi da alcuno il fuoco, si consuma. I cittadini che avean potuto sottrarsi al ferro ed alle fiamme, la vita soltanto conservando, nel vicino monte seminudi, si riducono... Nel dì seguente, perciocchè dall'abbruciamento dei cadaveri l'aere tutto corrotto generava intollerabile fetore, trasferì l'esercito nei luoghi più vicini... finchè le spoglie sopravanzate all'incendio ad uso servirono, non già de' miseri Spoletani, ma dell'esercito.
[531]. Otto Frising., lib. 2, cap. 23, pag. 252.
[532]. Chiunque di essi preso fosse, il supplizio doveva aspettarsi del patibolo che innanzi alla piazza vedevasi eretto.
[533]. Pag. 244.
[534]. La città da prima fu data al saccheggio, poi rovinata ed incendiata.
[535]. Pag. 247.
[536]. Quasi tutti quei prigionieri che incatenati tenevansi, erano dell'ordine equestre. Essendo adunque i suddetti presentati al principe e condannati al supplizio delle forche, uno di essi disse: Ascolta, o nobilissimo imperatore, la condizione di un uomo sfortunatissimo. lo sono Gallo di nazione, non Lombardo, e sebbene povero, di stato cavaliere, libero di condizione, ec. Questo solo il glorioso imperatore ordinò che tra tutti esente fosse dalla sentenza di morte; imponendogli questo solo per pena che, posto il laccio al collo di ciascuno, col supplizio delle forche i suoi compagni facesse perire. E così fu fatto.
[537]. Affinchè a tutti i passaggeri presentassero documento della loro temerità, sulla strada medesima furono posti in mucchio, ed erano, come si narra, cinquecento.
[538]. Otto Frising., lib. 2, cap. 25.