[603]. Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 385.

[604]. Avendo però il predetto Matteo Magno Visconti ottenuto il dominio di Milano, nello stesso primo reggimento molto virtuosamente si condusse; perciocchè professò per tal modo la castità e la onestà, che tutta la di lui corte composta sembrava di uomini religiosi. Le messe con grandissima devozione ascoltava. I sacerdoti vestiva colle sue proprie mani. In tutta la quaresima faceva che i domestici suoi e tutti i suoi famigliari si confessassero, altrimente con severità li puniva. I nobili di Milano volontieri ascoltava, e ai loro consigli non resisteva. I beni del comune conservava, nulla per sè riteneva. Non versò mai il sangue di alcuno. I dominii dei borghi e delle ville tra i nobili divideva; ogn'anno però i dominii di questi cambiava, onde tutti i nobili all'amor suo invitava. Fu ancora robustissimo della persona ed agile assai; colle mani spezzava un ferro di cavallo; e molt'altre cose faceva degne di commendazione.

[605]. Ad onore del Signor nostro Gesù Cristo e della gloriosa Vergine Maria, sua madre, e del beato Ambrogio, confessore nostro, e dei beati Vincenzo, Agnese, Dionisio, e di tutti i santi, e della Santa Madre Chiesa, e del sommo pontefice, e del signor re dei Romani, ed a conservazione dello Stato del venerabile padre signor Ottone, arcivescovo della santa chiesa milanese, e al buono, tranquillo e pacifico stato del popolo e del comune di Milano e di tutti gli amici, ed alla morte e distruzione del marchese di Monferrato, e di tutti i di lui seguaci, voi, signor capitano, giurerete di reggere il popolo di Milano da oggi in avanti, per anni cinque prossimi venturi, in buona fede, senza frode, e che custodirete e manterrete lo stesso popolo.... e gli statuti... e se questi mancassero, osserverete le leggi romane.

[606]. Vedi Corio all'anno 1288.

[607]. La morte e la distruzione del marchese del Monferrato e di tutti i di lui seguaci.

[608]. Giulini, tom. VIII, pag. 435.

[609]. Corio all'anno 1308, e Villani, storia, lib. 8, cap. 61.

[610]. Il che, chiarissimi cittadini, significa che, siccome col ferro e con ferrei strumenti si domano tutti gli altri metalli, così, per salutare consiglio, non che per insigne valore dell'armi italiche e principalmente de' Milanesi, domare dee l'imperatore tutte le altre nazioni.

[611]. Giulini, tom. VIII, pag. 478.

[612]. Med. Æv., tom. IV, col. 632, B.