Nè mirar posso così lieto giuoco,

Ch'a pensier lieto alcun possa disporme

Senza colei che notte e giorno invoco».

D'un altro genere, men elevato sì, ma pregevole per la facilità, è il sonetto seguente ch'ei scrisse a messer Antoniotto Fregoso, da cui veniva avvisato che una indiscreta vecchia non cessava d'infamarlo. Così rispose:

«Omai, Fregoso, io son come il cavallo

Che porta il tuon delle pannonie schiere,

O come quel qual usa il schioppettere,

Che al bombo del schioppetto ha fatto il callo.

Riprenda pur la plebe ogni mio fallo,

Che tanto fa il suo dir quanto il tacere,