[216]. Meraviglioso è a dirsi che quello i soli Milanesi osarono promettere, che a stento in que' tempi fornito o fatto avrebbono Firenze e Venezia. Sì grande è in questa età la popolazione di una città sola, sì grande la consuetudine di trafficare nel paese e nelle straniere regioni.

[217]. Rer. Ital., tom. XXII, col. 939.

[218]. Rer. Ital., tom. XXII, col. 956.

[219]. Archivio di città, registro A, foglio 40.

[220]. Nell'archivio di città al registro B leggonsi: 17 agosto 1447, ordine dei signori vicario e XII di Provvisione per adunare il consiglio dei novecento, onde prestino il giuramento i consiglieri che non aveano giurato. Foglio I, tergo. Altro dei medesimi vicario e XII, perchè niuno ardisca di rompere le conche sopra i navigli o lo steccato di Cusago, del 23 agosto 1447. Registro B, foglio 10, e sotto la data medesima, v'è altro editto de' suddetti sulla macina del grano, che proibisce a' mugnai la compra: pure il 24 agosto, altro simile editto del vicario e XII proibisce ai fornai di vendere a staio il pane di mistura; registro suddetto, foglio 2. Esso registro B è pieno di editti del tribunale di Provvisione, l'ultimo dei quali è al foglio 408, contenente una proibizione di ascendere sopra il tetto del Broletto, in data 10 febbraio 1450, sedici giorni prima che Francesco Sforza si rendesse padrone di Milano; dal che si conosce che la giurisdizione ordinaria del tribunale di Provvisione in quel tempo di repubblica, o anarchia che ella si fosse, rimase intatta e continuata. Lo stesso io trovo essere accaduto al magistrato Camerale, ossia ai Maestri delle entrate, che conservarono la loro giurisdizione; ed uno dei primi editti di quell'interregno è del 20 agosto 1447, col quale si comanda che ciascuno paghi il tributo sulle merci alle porte della città. Veggasi registro B, foglio 6. Altro del 22 detto per la propalazione dei beni del defunto duca. Veggasi registro B, foglio 8, tergo. Ne è pieno quel registro sino al giorno 7 gennaio 1450, in cui il magistrato Camerale ordinò che si pagasse il tributo della dogana, come dal citato registro al foglio 402.

[221]. Registro civico B, foglio 14, tergo, ove leggesi questa grida del 30 agosto 1447 per la demolizione e vendita del castello e delle gioie del duca.

[222]. Registro civico B, foglio 16, tergo, ove leggesi il proclama dei capitani e difensori della libertà, acciocchè ogni persona atta a portare le armi si presenti a servire sotto il comando del signor conte Francesco, capitano generale, in data 3 settembre 1447.

[223]. I capitani e difensori della liberti dell'illustre ed eccelsa comunità di Milano. — Prudenti concittadini nostri carissimi. Poichè l'Onnipotente Iddio nostro, per il passaggio da questa ad altra vita dell'illustrisssimo principe e signor nostro Filippo Maria, di buona memoria, la grazia della libertà a noi liberalmente accordò, che noi stabilito abbiamo di ritenere e conservare in tutte le maniere e con fermo intendimento, di comune consenso abbiamo deliberato di abbruciare i libri, gli estratti, i quaderni, le filze e le scritture dell'inventari, delle tasse, delle taglie, dei fuochi, delle bocche e dell'aggravio del sale e di qualsivoglia altro aggravio, e di dare così un segno per cui il popolo e la plebe intendano che quind'innanzi saranno immuni ed esenti da simili angherie e gravezze. E quindi concependo buona speranza dello stato della libertà medesima, e di questa nostra repubblica, si rallegrino e si congratulino, e le dovute grazie rendano per questo allo stesso Dio Onnipotente Signor nostro. Nè meno rafforzino l'animo loro, e dispongasi a volere in oggi spontaneamente e di buona voglia fare quello che altre volte loro malgrado e forzati facevano, cioè nel dar fuori, secondo le loro facoltà, il danaro, tanto per formare e compiere il tesoro del gloriosissimo sant'Ambrogio, patrono e protettore nostro, quanto per le spedizioni delle compagnie di armigeri della comunità predetta, per mezzo delle quali non solo la libertà nostra ritenere conservare possiamo, come è incominciata, ma ancora confermare, arricchire ed aumentare la repubblica, e sempre giornalmente in meglio ingrandirla e dilatarla, a confusione di tutti coloro i quali si studiano con ogni loro sforzo e con tutte le loro insidie di rivalizzare con questa inclita città. Vogliamo adunque che, fatta la elezione, a due dei vostri subito ordiniate che essi due insieme, dei quali si inseriranno più abbasso i nomi, ricerchino e si facciano consegnare tutti i libri, gli estratti, i quaderni, le filze e tutte le scritture degli inventari, delle tasse, delle taglie, dei fuochi, della gravezza del sale e di tutte le altre gravezze di qualunque genere, specie e materia esse fossero. E questi documenti, bene rivoltati una e due volte, e visti e diligentemente esaminati, con ritenere quelli soltanto nei quali si riconosca qualche utilità della camera della predetta comunità e del territorio, ed anche di alcune singole persone; tutti gli altri predetti documenti facciano palesemente e pubblicamente dare ed abbandonare al fuoco, perchè siano abbruciati, colla quale specie di spettacolo il popolo stesso parimente e la plebe pigliandone gratissimo piacere, possano esultare e giubilare e tributare lodi al santo rammemorato, il quale quest'inclita città in felice e fausto stato sempre conservi e difenda.

Data a Milano, il giorno XXI settembre MCCCCXLVII. — Giovanni dei MantegaziiStefano dei GambaloitiCabriolo del ConteFederico del ConteGiovanni di FossatoFrancio di FiginoGiovanni GiussanoGiacomo di Cambiago Rafaele. — Su la coperta. Ai nobili e prudenti cittadini carissimi nostri, i dodici delle Provvisioni dell'eccelsa comunità di Milano.

[224]. Registro civico A, foglio 44, editto del 5 ottobre 1447.