[189]. Lunig. Codex Italiae diplomat., tom. I, sect. II, class. I, cap. 1, num. 51 e 52. — Gaillard, Vie de François I, tom. V, pag. 399.
[190]. Stor. Univ., lib. VII, pag. 960.
[191]. Vedi il tom. I, cap. I, pag. 52.
[192]. Bugati, Storia Universale, lib. VII, pag. 970 e 971. — Lattuada, tom. IV, pag. 452.
[193]. Bugati, Stor. Univ., lib. VII, pag. 994.
[194]. Quest'insigne deposito è disegno dell'immortale Michelangelo Buonarroti, eseguito da Leone Aretino, milanese, e da esso terminato nel 1564 al prezzo di settemila ed ottocento scudi d'oro, oltre le sei colonne donate da Pio IV. Ciò rilevasi dall'istrumento di convenzione per questa grand'opera, seguita il 12 settembre 1560, tra il cardinale Moroni e Gabrio Serbellone a nome di Pio IV, e Leone Aretino, figlio di Giovanni Battista, milanese, della parrocchia di San Martino in Nosigia. Così nell'archivio di casa Medici, cartella segn. C. I., num. 8. — (Nota dell'abate Frisi).
[195]. Dumont, Corps diplomatique.
[196]. Camillo Sitoni in Chronic. Coll. Judic., citato dal Lattuada, tom. IV, pag. 10.
[197]. Saxius, De studiis mediolanensibus, cap. XI, col. 48.
[198]. Lattuada, tom. V, pag. 441.