Sin qui l'originale MS. ritrovato presso l'illustre autore di questa Storia, il quale in Milano cessò di vivere ai 28 giugno del 1797, in età d'anni 69, mesi 6 e giorni 17, mentre la stampa del presente volume (secondo in-4) era di già principiata. Al compimento di esso mi sono data la pena di fedelmente raccogliere la più parte di quanto siegue da alcuni tomi in foglio MSS. ritrovati presso il defunto, nei quali aveva egli distribuite nelle rispettive epoche l'ammassata materia per la continuazione della sua Storia.
Il barone Custodi, nella vita dell'autore, scrisse (vol. primo, pag. 25 della presente edizione) che nel 1797 il conte Pietro Verri intraprese la stampa del secondo volume della Storia di Milano, che venne poi condotto a termine dal di lui amico il canonico teologo Frisi, ec. ec....
Per rendere maggiormente interessante questa Storia patria, si prosegue questo terzo ed ultimo volume colla continuazione del barone Custodi, che arriverà fino alla morte dell'imperatore Giuseppe II, valendosi del lavoro del canonico Frisi e degli altri materiali raccolti.
CONTINUAZIONE DEL BARONE PIETRO CUSTODI
PREFAZIONE DEL CONTINUATORE
Allorquando l'anno 1804, nelle Notizie premesse alle Opere Economiche del conte Pietro Verri nella Raccolta degli Scrittori classici italiani di Economia Politica (tomo XV della Parte moderna) mi dolsi della sfortuna accaduta alla di lui Storia di Milano, di essere stata mutilata e interpolata da mano inesperta per la metà del secondo volume della edizione originale, e spiegai il desiderio che fosse una volta restituita nella sua integrità; era ben lungi dal prevedere che dopo tanto intervallo di tempo avrebbe il caso recato a me l'incarico di riformare e di compire questo lavoro. E quando vidi che gli editori della ristampa della storia, confidando nella mia buona volontà, nel chiudere il terzo volume contrassero col pubblico l'impegno di dare riveduto e compito per mia mano il restante dell'opera, me ne incaricai di buon grado senza che ben sapessi ciò che si sarebbe potuto da me mantenere, e mentre non abbastanza conosceva sino a qual segno avrei potuto giovarmi de' materiali lasciati dal conte Verri, nè quanto avrebbe importato la riforma del centone del canonico Frisi. Il che feci per quella costanza di affetto e di venerazione che mi unirono all'autore nell'ultimo periodo della sua vita, e per un dovuto ricambio della benevolenza con cui mi distinse, benchè io avessi allora oltrepassato appena i ventiquattro anni; e da ciò altronde ne venne che soltanto alcuni mesi dopo la fatta promessa mi trovai posto in grado di dare incominciamento all'opera, coll'essermi stati dal figlio dell'autore, istruito e cortese cavaliere, comunicati i manoscritti contenenti le prime tessere da quello predisposte per il proseguimento della storia. Ho quindi dovuto protrarre quasi d'un anno l'allestimento di questa continuazione; nè altro da me si è potuto, per compensarne il ritardo, se non che adoperarvi la possibile diligenza onde reggesse con minore vergogna al paragone del lavoro che lo precede.
Nella seguente esposizione intorno all'opera del conte Verri e al merito di essa, e di quanto si è fatto dal canonico Frisi e da me per proseguirla, sarò possibilmente breve, e per tal modo con minor noia de' lettori riuscirò più presto a sdebitarmi.
§ I. Della storia del conte Verri.
Pietro Verri pubblicò nel 1783 il primo volume in 4.º della Storia di Milano. Tre anni dopo, avendo ottenuto quel riposo da ogni pubblico incarico, che per oscure cabale era desiderato non meno da lui, che da chi doveva concederlo, pareva che egli avrebbe con alacrità progredito nel suo lavoro; ma il disgusto che ne avea preso, e di cui si dirà in séguito, ne lo allontanò; sicchè dalle sue carte non si ha traccia che se ne sia di nuovo occupato, se non nell'ultimo anno della sua vita, nel quale intraprese la stampa del secondo volume, che era giunta alla pagina 208, e fino all'epoca del 1524, allorquando, nella notte del 26 giugno 1707, cessò improvvisamente di vivere, essendo in età prossima all'anno settantesimo. Il canonico Anton-Francesco Frisi, fratello dell'insigne matematico e filosofo di questo nome, che sopravegliava all'eseguimento della stampa, s'incaricò pure di compiere il volume, e lo continuò con quell'esito del quale si renderà conto nel § III.
Dopo di avere trascorsa la miglior parte della sua vita in difficili e importantissime incumbenze in servigio del sovrano e del suo paese, e dopo di essersi meritato l'estimazione del pubblico come letterato di fino gusto, e scrittore profondo di filosofia e di economia politica, il Verri si preparò alla sua opera storica, esaminando con somma pazienza le faragginose cronache comprese nell'insigne collezione del Muratori, gli storici patrii che il precedettero, e in ispecie il conte Giulini, cui rese la dovuta lode e il tributo della propria riconoscenza nella prefazione alla Storia; e gli spogli che si propose di farne, distinse e classificò in tre grossi volumi in foglio, tutti scritti di sua mano, il primo de' quali intitolò Cronache, e comprende i tempi anteriori al secolo XV, e un altro Annali per i tempi posteriori, ordinati per decennio. In un terzo volume scrisse gli estratti politici ed economici, senza titolo speciale, e aventi la sola data del 1777. In quest'ultimo fece nota di quanto le sue letture gli offersero concernente il governo della città, le famiglie illustri, i tributi, la popolazione, il commercio, le monete, l'agricoltura e l'industria, le ricchezze e il lusso, la giurisdizione del clero, le usanze e i costumi, e lo stato delle lettere e delle arti. Rare volte ne' suoi estratti dà forma di abbozzo ad un frammenta di storia, ma per la massima parte sono nudi sommari od epoche di fatti rimarchevoli, scritti a volo di penna, e talvolta frammischiati di frizzi spontanei, suggeritigli dalla sua naturale giovialità e schiettezza. Onde porre chi legge in situazione di formarsene una chiara idea, ne riporterò i pochi frammenti che seguono.