[75]. In Pavia mancava la polvere. Perciò i cesarei staccarono sessanta cavalieri spagnuoli, ciascuno dei quali portava all'arcione un sacchetto di polvere. Questi, incamminatisi verso Pavia, caduti in mezzo ai francesi, dieder loro a credere d'esser del signor Gian Giacomo Medici; al che venne prestata fede, e così portarono quel soccorso a Pavia. Le truppe del Medici servivano la Francia, come presentemente farebbero lo truppe leggeri di ussari, croati, ulani, calmucchi, cosacchi; e, poco avvezze alla militare disciplina, erano sconosciute all'esercito, col quale guerreggiavano colle scorrerie, anzi che colla riunione in un solo corpo d'armata. Il Medici, ferito d'archibugiata in una coscia il 20 febbraio, mentre cercava di rappresagliare alcuni pavesi, fu trasportato a Parma per essere medicato, e così evitò fortunatamente il destino della battaglia 24 febbraio (Cronaca di Martino Verri, e Tegio).

[76]. Brantome, Hommes illustres, art. Bonnivet.

[77]. Stor. Univ., lib. VI, pag. 778.

[78]. Brantome, Hommes illustres, art. La Palice.

[79]. Sepulveda, pag. 168.

[80]. Tegio, pag. 64.

[81]. Stor. Univ., lib. VI, pag. 779.

[82]. Bugati (lib. VI, pag. cit.) dice che il d'Alençon, giunto di lungo in Francia, convinto di malvagio animo contro il suo re, gli fu poi tagliata la testa. Il che è dimostrato falso dai Maurini: Art de vérifier les dates, pag. 573, i quali scrivono che nel tempo della prigionia del re Francesco I il conte d'Alençon, Carlo Borbone, avo di Enrico IV, fu capo del Consiglio di Reggenza nella Francia.

[83]. Brantome e Sepulveda.

[84]. Tegio.