[104]. Guicciardini, lib. XVI, pag. 476, tergo.
[105]. Grumello.
[106]. La risposta di Cesare a Catilina, che lo invita ad associarsi a lui, è nobilissima: Je ne peux le trahir, n'exige rien de plus. — Catilina, de M. de Voltaire, acte II, sc. 3.
[107]. Sepulveda, pag. 181.
[108]. Intentatis tormentis, conjuratorum consilia plenius et apertius indicata. (Adoperati i tormenti, conosciuti più ampiamente e chiaramente i disegni de' congiurati). Sepulveda, pag. 182.
[109]. Guicciard., lib. XVI, pag. 473. — Gaillard, tom. II, pag. 299.
[110]. Il duca Francesco II in un suo editto si doleva nel seguente modo delle proprie sciagure: Franciscus Secundus Sfortia Vicecomes, Dux Mediolani, etc. Posteaquam Divina Clementia, et sacratissimi Caroli Caesaris auxilium ad avitum paternumque Mediolanense restituti fuimus Imperium, tanta nos temporum calamitas et bellorum vis undique afflixit, ut difficile hactenus dijudicare possimus plus ne felicitatis in adipiscendo Statu, an eo jam adepto miseriae simus assecuti. Nam post Status recuperationem singulis annis renovato ab hostibus nostris bello, et quidem semper graviori atque acerbiori, perturbati adeo et vexati sumus, ut de nostra ac subditorum salute saepe numero fuerit pene desperatum; et ne ullum nobis respirandi tempus reliqueretur, accessit pestis post hominum memoriam saevissima, etc. (Francesco II Sforza Visconti, duca di Milano, ec. Poichè per divina clemenza e per l'aiuto del sacratissimo Carlo cesare fummo ristabiliti nell'avito e paterno milanese dominio, tanto ci afflisse da tutte le parti la calamità dei tempi e l'impeto delle guerre, che difficilmente finora possiamo giudicare, se maggiore felicità conseguita abbiamo nell'acquistare lo Stato, o maggior miseria dopo l'acquisto ottenuto. Perciocchè, dopo di avere recuperato lo Stato, rinnovata essendo ogni anno dai nemici nostri la guerra, e sempre ancora più grave e più acerba, per tal modo fummo turbati e molestati, che più volte si perdette quasi la speranza della salute nostra e di quella dei sudditi; ed affinchè alcun momento di respiro non ci fosse conceduto, si aggiunse una peste la più crudele che mai a memoria di uomini si provasse, ec.) Passa indi a dire che, dovendo egli sborsare all'imperatore Carlo V la tassa per l'investitura del ducato, quindi impone che ogni feudatario o possidente fondi donati dal sovrano paghi il frutto di sei mesi del suo feudo o podere (MS. Belgioioso, Miscellanea, vol. I, num. 4). Dalla carta poi num. 6 dello stesso codice vedesi che impose anche un testone, ossia un zecchino per focolare, et le subventione quale intendemo ne facciano tutte le persone ecclesiastiche del dominio nostro, eccettuati li reverendissimi cardinali.
[111]. Sepulveda, pag. 183.
[112]. Grumello e Burigozzo.
[113]. Annali, l'anno 1526, pag. 213.