L'esposizione biblica ci dice che Noè aveva 600 anni allorchè entrato nell'arca coi membri della propria sua [pg 28] famiglia, con tutte le specie di animali e con grandi provviste di viveri, le acque cominciarono a cadere.

L'arca era un immenso rettangolo col coperchio curvo per lo scolo delle acque. Spalmata di pece dentro e fuori per meglio impedire all'acqua di penetrarvi, essa misurava 300 braccia di lunghezza, 50 di larghezza e 30 di altezza. Non v'ha dubbio che o l'uomo antidiluviano aveva uno sviluppo fisico proporzionato alla sua longevità[18], e quindi assai superiore al nostro; o che il braccio che servì di misura all'arca dovette essere più lungo del braccio di un uomo comune. Altrimenti non si saprebbe comprendere come un'arca [pg 29] di così ristrette proporzioni abbia potuto contenere l'infinita varietà di animali che vi ebbero stanza, e l'immensa provvigione di viveri che Noè vi dovette introdurre, senza ricorrere al miracolo, comodo sistema, di alcuni commentatori per appianare qualunque difficoltà. Era pertanto il giorno diciasettesimo di Iiar quando le catteratte del cielo si aprirono; l'oceano furente uscì dal proprio letto e si riversò sulla terra; e un vento impetuoso che soffiò per 150 giorni, favorì il rigonfiarsi delle acque che superarono le cime dei più alti monti. Tutto fu distrutto: solo l'arca di Noè galleggiando sicura su quello sterminato oceano, portava nel suo seno i pochi avanzi della creazione. La colomba messa fuori da Noè; e a lui ritornata in sul far della sera portando in bocca una fresca foglia di olivo, lo avvertì essere la terra pressochè asciutta. È ammirabile l'insegnamento morale ricavato dai nostri dottori da questo fatto. Il corvo, spedito prima, tristo ed ingrato, abbandonò il suo benefattore, nè più ritornò nell'arca. La colomba innocente e pia vi faceva bensì ritorno, ma con una foglia di olivo in bocca. E perchè ella raccolse una foglia amara a preferenza di qualunque altra?—Per significare al suo ospite che per quanto ella fosse grata e sensibile ai benefizii che da lui riceveva con un vitto abbondante e gratuito, ad ogni modo vi preferiva di gran lunga un pane stentato e povero, ma fornitole dal proprio lavoro.

Il di 27 dello stesso mese, in cui era entrato un anno prima, Noè e tutti gli animali abbandonarono l'arca. Quali sensazioni di sgomento, di stupore e di dolore non avrà provato quella famiglia ricalcando la terra! Più nulla dava indizio di vita. Case, uomini, animali, vegetabili tutto era intieramente sparito, cedendo il posto ad un vasto ed orrido deserto. Ma a tali sensazioni penosissime, succedette ben presto il sentimento del dovere.

Noè fabbricò sollecitamente un altare e offrì olocausti al Signore. Il Signore gradì la manifestazione della sua riconoscenza, e gli promise che mai più avrebbe mandato [pg 30] un diluvio a distruggere la terra. Poscia benedisse lui e i suoi figliuoli, e permettendo loro l'uso di cibi animali, loro proibiva formalmente il sangue[19]. Sono significanti le parole colle quali condanna il suicidio, perchè prova non dubbia dell'immortalità dell'anima, di cui ragioneremo più diffusamente altrove, e che sono le seguenti:

«Farommi poi rendere conto dell'omicidio che attenterete sulle vostre stesse persone; farommene rendere conto dall'anima sua immortale[20]».

L'alleanza conchiusa tra Dio e Noè consistette nel dargli sette comandi, detti Noèchidi, e che sono puramente e semplicemente i più ovii principii della religione naturale. Eccoli quali ce li trasmise la tradizione: 1º Non professare un culto idolatra; 2º Non bestemmiare il santo nome di Dio; 3º Non commettere omicidio; 4º Non commettere adulterio; 5º Non commettere furti e rapine; 6º Osservare i principii fondamentali di giustizia; 7º Non cibarsi di un membro strappato o tagliato ad un animale vivo.

Censimento del popolo.

Fu pure nel primo giorno di questo secondo mese che Mosè, dietro ordine di Dio, invitava i capi delle dodici tribù d'Israele a fare il censimento degli uomini atti alle armi; vale a dire dagli anni 20 in su. Il risultato, esclusa la tribù di Levi, esente da pubblici carichi, fu di 603550. Quarant'anni dopo, nelle pianure di Moab presso alle rive del Giordano poco prima della sua morte, Mosè ordinò un secondo censimento che diede un totale di 601730. Non farà meraviglia alcuna la diminuzione nella cifra, se [pg 31] si considerano i disagi, le privazioni d'ogni specie sofferte dal popolo per tutto quel lungo lasso di tempo; e più di tutto per le mortalità che infierirono nel popolo per la deplorabile sedizione di Corahh, pel fatto degli esploratori, e per l'adorazione di Baal Peór. È antico assioma che la popolazione non aumenta che nella pace, nella prosperità e nell'abbondanza di ogni cosa.

E posciacchè parliamo di censimenti, non crediamo fuori proposito segnalare quello ordinato da Davide circa 500 anni dopo il summentovato. Dopo le tante guerre sostenute per la conquista del paese che Dio aveva promesso al suo popolo, Davide sedendo finalmente tranquillo e sicuro sul suo trono; inviò il suo fedele generale Gioab per tutto il regno, onde conoscere il numero totale degli uomini atti alle armi che risultò di 1300000: fatto che dimostra evidentemente come la monarchia d'Israele fosse allora la più possente dell'Asia. Ma il precipuo intendimento che ci fece citare questo fatto, non fu quello di dare il numero dei soldati di cui Davide poteva disporre o segnalarne la conseguente prosperità del popolo; ma per dilucidare il luttuoso avvenimento che contristò Davide e Israele in tale occasione. Fatto il censimento pel quale si impiegarono 9 mesi e 20 giorni, una terribile pestilenza infierì nel popolo d'Israele miettendo in brevissimo tempo ottanta mila vittime. Lo storico sacro, lascia supporre che tale avvenimento fosse un castigo mandato appunto da Dio in causa del fatto censimento. Ma perchè ricorrere al sovrannaturale quando si tratta di un fatto che si spiega naturalmente con tanta facilità? Per adempire all'incarico avuto, Gioab e i suoi coadiutori si stabilivano sicuramente nei capi luoghi di provincia, ove dovevano convenire tutti i capi di famiglia. Anche ammettendo che non si trasandassero, cosa abbastanza difficile, i precetti d'igiene, pure una tale agglomerazione d'individui in paesi tanto caldi, non può recare meraviglia che abbia favorito lo sviluppo di qualche malattia contaggiosa; come non può recare meraviglia che costernato [pg 32] alla notizia che la pestilenza si avvicinava alla Capitale, Davide propiziasse Dio onde vi mettesse un termine accusando se stesso il solo autore di tante sventure.

Conviene pure notare che alla narrazione del censimento, lo stesso storico fa precedere quale spiegazione l'avvertenza che Dio era adirato contro Israele per motivi che però non palesa, e che fu Davide stesso che scelse la pestilenza a preferenza della carestia o della rotta in guerra; onde, come disse egli, cadere nelle mani di Dio misericordioso, anzichè in quelle degli uomini. Ad ogni modo i due censimenti del popolo fatti eseguire da Mosè, per ordine espresso di Dio, dimostrano insussistente l'opinione che sia proibito di numerare il popolo sotto pena di pestilenza[21].