Gli Ebrei avevano un doppio cominciamento d'anno, il sacro d'instituzione mosaica, secondo cui regolavano le feste, i digiuni e tutto quanto si riferiva alla religione; ed il civile, d'instituzione rabbinica, e di cui si valevano per gli affari e le cronache civili. L'anno sacro cominciava in primavera alla neomenia del mese di nissan, l'anno civile cominciava in autunno alla neomenia del mese di tisrì.

§ 3.—Del giorno e del mese.

Sulla durata del giorno furono e sono varie le usanze dei diversi popoli. I Babilonesi contavano i loro giorni da un levare all'altro del sole; gli italiani all'incontro da un cadere ad un altro; gli Ebrei invece da un tramonto ad un altro del sole. Lo spazio d'un giorno intiero, cioè di 24 ore, viene designato nella Bibbia colle parole: sera e mattina oppure meèrev ad èrev (da una sera all'altra).

Un'indicazione affatto naturale divide il giorno in tre parti, vale a dire il mattino, quando il sole nel suo mo [pg 10] movimento apparente, s'alza sopra l'orizzonte; il mezzodì, quando il sole giunto alla maggiore altezza è a metà del suo corso; la sera quando esso tramonta e si cela al nostro sguardo. Sono appunto questi i tre tempi del giorno in cui il fedele Israelita deve volgere il suo pensiero e la sua adorazione a Dio. Però, come fanno ancora tuttodì gli Arabi, gli Ebrei dividevano il giorno in sei parti ineguali, ed erano: 1º sciahhar (ricercare, considerare quanto ne circonda) l'aurora; 2º boker (riconoscimento degli oggetti) mattino; 3º hhom aiom (riscaldamento del giorno) le ore prossime al meriggio; 4º ssahoraïm (le due luci) il tempo medio del giorno, cioè il fine della prima metà e il principio della seconda; 5º ruahh aiom l'ora del vento (che nelle contrade Orientali spira ogni giorno) sul cadere del giorno; 6º érev (confusione) sera. Il tempo che comincia col tramontare del sole e finisce al momento che le tenebre coprono la terra, viene pure detto: ben-aarbaim, e la notte viene designata col nome di laila.

Quantunque non trovisi menzione delle ore, come l'intendiamo noi, nè nei libri santi, nè negli scritti caldaici[2] tuttavia è probabile che gli ebrei conoscessero la divisione del giorno in 24 ore; e ciò lo possiamo argomentare dal quadrante d'Ezechia diviso in gradi maalód, e dalla cognizione che avevano gli Egiziani delle clessidre, inventate, dicevano essi, da Mercurio.

Trovasi la parola regan per significare il minuto.

La settimana veniva indicata col nome ssavuan (giro di sette giorni da ssevan, ssivñhà). I giorni non avevano nomi peculiari, ma s'indicavano numericamente 1º, 2º, 3º ecc. Essendo il sabbato il dì principale della settimana, perciò si dava anche alla settimana intiera il nome di sabbato.

Oltre le settimane di sette giorni si avevano ancora: 1º Le ebdòmade di settimane, cioè i quarantanove giorni [pg 11] che correvano dalla festa di Pasqua alla festa di Savuód; 2º Le ebdòmade d'anni, dei quali il settimo si chiamava anno sabbatico senad assemità; 3º Le ebdòmade di anni sabbatici, cioè i periodi di quarantanove anni chiusi dall'anno del giubileo iovel, che cadeva nell'anno cinquantesimo. Lo storico Giuseppe Flavio fa anche menzione di un periodo di dodici anni giubilari, cioè di seicento anni: ma i libri santi non parlano in verun modo di tale divisione.

Non v'ha dubbio che le varie fasi della luna abbiano fornito occasione ai primi uomini di determinare i mesi. Quando videro che dopo ventinove giorni e mezzo la luna ricominciava la sua carriera, era cosa naturale che, mossi da tale regolarità, avvertissero questo periodo di tempo, in cui poscia inchiusero il mese. Difatti i vocaboli ebraici adoperati ad indicare il mese sono: ierahh (da iareahh luna); hhodess (da hhadass nuovo ovvero novilunio).

I mesi, tranne pochissimi, venivano anch'essi indicati numericamente 1º, 2º ecc. Durante la schiavitù babilonese gli ebrei adottarono i nomi dei mesi babilonesi e i nomi degli angeli[3]. I mesi stabilmente prescritti colla compilazione del Talmud sono i 13 seguenti: 1º Nissan indicato nel Pentateuco col nome di abib (maturazione); 2º Iiar (ziv bellezza, decoro per l'abbondanza dei frutti [pg 12] e dei fiori); 3º Ssivan; 4º Thamuz; 5º Ab; 6º Elul; 7º Tisrì designato nella Bibbia col nome di ierahh aedanim[4]; 8º Merhhasvan (bul); 9º Chisslev; 10º Theved; 11º Ssevath; 12º Adar; 13º Veadar o Adar secondo.