[72]Certamente in memoria della libazione delle acque che si faceva nel Tempio onde invocare la prosperità delle pioggie, che nella Palestina cominciavano d'ordinario col susseguente mese di Merhhasvan.
[73]Anche senza tenere conto degli atti di beneficenza che derivavano da questa instituzione, noi siamo persuasi che sarà di leggieri riconosciuta ed ammirata la sapienza politica che l'ha inspirata. Per essa tutte le forze vive della nazione venivano a riunirsi, a conoscersi, ad affratellarsi nella comune capitale; per essa si stringevano quei vincoli di amore e di fedeltà che necessariamente debbono legare ogni singolo cittadino al suo governo, alla sua religione e alla sua patria; per essa ogni cittadino veniva tre volte l'anno a fare atto di ossequio al suo Dio e al suo re, e nella comune letizia apprezzando i supremi benefizii della concordia e della pace, riconosceva il suo imprescindibile dovere di concorrere con tutti i suoi mezzi alla gloria della religione, e all'indipendenza della patria.
[74]Posciacchè noi riteniamo essere utile ripetere le cose di grande importanza perciò non ci stanchiamo di dire che: come Mosè fu il più umile di tutti gli uomini, così ne fu il più nobilmente disinteressato. Avrebbe potuto farsi re del popolo che aveva redento e nol volle, poteva lasciare il principato ai suoi figliuoli ed invece scelse a suo successore un estraneo alla sua casa e alla sua tribù. Non toccò la terra promessa; e dopo che Dio miracolosamente gliela fece vedere dal vertice del Nebo, fu contento di spirare alla vista di quel fertile paese, ove quel popolo che amò d'un amore immenso avrebbe dovuto dimostrarsi grande delle più nobili delle grandezze, la sapienza e la virtù; avrebbe dovuto essere ammirato dagli altri popoli per la pietà e la giustizia; e ciò che più importa, avrebbe condotto una vita tranquilla e felice mantenendo il suo patto. «L'esistenza di tale uomo, dice C. Cantù nei documenti alla sua Storia Universale, sarebbe il maggiore dei portenti, s'egli non fosse inspirato».
[75]Questi fu Aristobolo giovine di 17 anni: di fattezze avvenenti, grande, bello e ben fatto della persona; che tenne brevissimo tempo il pontificato, e che era tanto idolatrato dal popolo quanto ne era esecrato Erode. E fu appunto l'ammirazione e l'entusiasmo ch'egli destò nel popolo nella prima grande solennità nella quale pontificò, che fu causa della sua morte. Oltremodo spaventato dal favore popolare che si ridestava veemente pel discendente di tanti eroi, Erode ricorse al delitto, e lo fece affogare in un lago che abbelliva il parco del reale palazzo di Gerico. L'indole del nostro lavoro non permettendoci di narrare la vita agitatissima di questo re, tanto fortunato nei suoi ambiziosi disegni di potenza quanto sfortunato nelle sue pareti domestiche; e che se fece molto male compì opere grandiose e fu per natura o per calcolo, munificentissimo; aggiungeremo qui solamente ch'egli fece perire, a 22 anni, l'infelice Marianna sua moglie sorella del suddetto Aristobolo, donna celebrata per venustà di forme, per religione e pudicizia e da lui idolatrata. Questi due fatti ci spiegano l'odio invincibile che trovò sempremai nel popolo malgrado le sue larghezze, le città rifabbricate o abbellite, e la sontuosa riedificazione del Tempio.
[76]Gli ebrei dividevano l'universo in tre parti: 1º samáim (cielo) abitazione di Dio; 2º érez (terra) abitazione dei viventi; 3º sceól dimora dei morti.
[77]Al ritardo dello sviluppo delle mediche discipline vollero forse alludere i nostri Dottori quando appoggiandosi a testi biblici, dissero: che sino al patriarca Isacco nessun uomo si accorse di avvicinarsi alla morte per indebolimento delle sue forze naturali; che sino al patriarca Giacobbe nissun uomo si ammalò prima di morire; e che sino al profeta Eliseo, nissun uomo guarì di una malattia precedente a quella a cui dovette soccombere.
[78]Un autore Egiziano (El-Makrisy traduz. de M. Etienne Quatremère) racconta i seguenti fatti: «l'anno 791 e i seguenti, i vermi che attaccano le stoffe di lana si moltiplicarono d'una maniera prodigiosa a qualche distanza dal Cairo. Un uomo degno di fede mi assicurò che quegli animali gli avevano rôse 1500 pezze di stoffa. Meravigliato di un fatto tanto straordinario, io presi, secondo la mia abitudine, tutte le precauzioni possibili per assicurarmi della verità; e riconobbi coi miei proprii occhi che i danni causati da quei vermi non erano stati esagerati».... «Nell'anno 821 essi attaccarono i muri delle case e rosero talmente i travicelli che formavano i pavimenti, che essi rimasero assolutamente vuoti. I proprietarii si affrettarono a distruggere gli edifizii che i vermi avevano risparmiati per modo che quel quartiere fu quasi distrutto intieramente». Questi fatti ci spiegano le disposizioni date da Mosè, relativamente alla comparsa delle così dette da lui piaghe di lebbra nei muri delle case.
[79]G. Flavio crede che il nome di questo profeta fosse Iadon, ma probabilmente egli lo confonde con Iedò o Iudò menzionati nel secondo libro delle Cronache.
[80]Il vocabolo navì in ebraico non corrisponde sempre all'idea che esprime la parola profeta (ossia colui che predice l'avvenire) con cui viene tradotto in italiano. Questo vocabolo deriva dalla radice niv che vale articolazione, parlare, pronunziare; motivo per cui il titolo di navì veniva applicato indifferentemente tanto ai profeti decisamente tali nello stretto senso della parola, ossia quegli uomini che per inspirazione divina preannunziavano il futuro, quanto ai poeti, agli oratori e ai pubblici parlatori. Dippiù troviamo che questo epiteto viene dato indifferentemente tanto a quegli animi eletti per dottrina e per pietà, e che o inspirati direttamente da Dio, o da un ardente patriottismo non aspiravano che al bene della patria; quanto a quei tristi che adoperavano la loro facilità di eloquio e le loro doti intellettuali ad adulare i principi, e a corrompere sempre più il popolo, trascinando e questi e quelli nell'idolatria e nella schifosa e ributtante immoralità che ne conseguiva. Il profetismo, nel suo lato buono veniva ad essere una scuola di iniziati, di uomini virtuosi e santi per costumi e disinteresse; di patriotti intemerati ed ardenti, che spesso sotto la sorveglianza diretta di un profeta di grido venivano ammaestrati nella scienza religiosa, nella letteratura e nella eloquenza; onde col fascino della facilità di eloquio, colle doti della mente e più cogli esempi di una vita virtuosa, s'incaricassero di fare trionfare in Israele la giustizia, la carità e l'amore. Per poco che si sia studiata la Bibbia non si possono ignorare il famoso apologo di Natan a Davide onde rimproverargli la morte di Uria; la predizione di morte fatta da Michea ad Acabbo in pena del vigliacco assassinio commesso con ipocrito zelo religioso sull'infelice Naboth; le apostrofi veementi di Elia allo stesso re e ad Ocozia quando gli rimprovera i suoi delitti e gli predice che, «non scenderebbe più dal letto in cui sali in principio del suo malore» ecc. Questi esempi basteranno a convincerci che nessuna considerazione personale, nessun timore era accessibile al cuore adamantino di quegli uomini egregi, che accettavano il grave, uggioso e pericoloso compito di proclamare la verità, di patrocinare la causa del debole, di difendere l'oppresso. Parecchi commentatori fra i quali Ionathan Ben-Uzièl, Rascì e Radak, si accordano nel ritenere che il profeta di cui si tratta nello storico episodio sopraddetto, e costantemente designato col nome di anavi azaken (il vecchio profeta), fosse un profeta falso malgrado la divina inspirazione ch'egli ebbe sedendo a mensa.
[81]G. Flavio dice nelle sue antichità Giudaiche: Che avendo Adamo profetizzato che la terra sarebbe stata un giorno giudicata col fuoco o coll'acqua, i figli di Seth che avevano già rinvenuto parecchie scienze, fra cui l'astrologia, alzarono due altissime colonne, una di mattoni e l'altra di pietra e scrissero in amendue le nozioni delle scienze imparate e le scoperte da essi fatte: coll'intendimento che, ove la colonna di mattoni fosse atterrata dalla forza delle pioggie, restasse sempre quella di pietra per indicare a qualche superstite i progressi fatti nelle industrie e nelle scienze.