[92]Poichè ci si presenta l'opportunità rapportiamo la «teoria del digiuno» data dai nostri Dottori. «Un Dottore dice: chi fa digiuno volontario è un peccatore. La sacra legge impone un'espiazione al Nazareno perchè ha mancato contro sè stesso, giurando di astenersi dal vino. Se è peccatore chi tribola sè stesso con questa sola astinenza, è doppiamente peccatore chi si astiene dai doni celesti». Un altro Dottore dice: «non è peccatore, anzi è un uomo pio». «Il sapiente non deve fare digiuni volontarii, perchè toglie a sè la forza di lavorare per la gloria del nome divino». «Lo studioso che fa digiuno, possa il cane portargli via il suo pasto». «Nei pubblici digiuni, il più venerabile della comunità s'alza e dice: «Fratelli miei! non il digiunare, non il coprirsi di cilicio, valgono ad impetrare la grazia divina, ma la penitenza, ma le opere buone. Nel perdono concesso ai Niniviti, dice il profeta, Dio non fece caso dei loro digiuni e dei loro cilici, ma del loro pentimento».
[93]Il vocabolo soter deriva da una radice araba che indica tracciare, scrivere e Michaelis presume che i soterim fossero incaricati di tenere le tavole genealogiche e i registri degli officii e dei tributi a cui era chiamata a concorrere ciascuna famiglia.
[94]Non abbiamo dati sicuri per indicare l'età voluta per costituire l'Anziano. Abbiamo però un fatto da cui possiamo argomentarla. Roboamo figlio e successore del re sapientissimo, aveva circa quaranta anni allorchè per rispondere alla domanda del popolo di voler diminuite le esorbitanti imposizioni che doveva sopportare, si consigliò coi suoi coetanei, che la storia appella giovani, dando poi il titolo di anziani, ai consiglieri del defunto suo genitore.
[95]La sollevazione contro Mosè a cui si vuole alludere è quella di Cora già da noi accennata. La disfatta subita da Giosuè sotto le mura della piccola città di Ai, fu causata dal peccato di certo Ahhán, il quale violando il giuramento fatto da Giosuè in nome del popolo, di considerare quale scomunica (hherem) la città di Gerico e tutto quanto vi si conteneva in essa, epperciò di sola spettanza dei sacerdoti; avido e stolto si appropriò alcuni oggetti di valore. Merita pure di essere ricordata la proibizione fatta da Giosuè di rifabbricare la città medesima, sotto pena di vedersi morire dal contravventore il figlio maggiore alla sua fondazione, e il figlio minore all'istante che la si munisse delle porte. Per tale motivo Gerico rimase rovinata sino ai tempi del re Acabbo, in cui per l'affievolimento del sentimento religioso prodotto dall'idolatria, venne in animo a certo Hhiél di rifabbricarla tenendo in non cale la minaccia di Giosuè. Ma male gliene incolse, perchè la minaccia ebbe il suo compimento: i due suoi figli, il primogenito Abiram e l'ultimogenito Segov vi perdettero miseramente la vita.
[96]La legge esentava dal servizio militare: 1.º I fidanzati e i coniugi di un anno di matrimonio non ancora compiuto. 2.º Coloro che avevano fabbricato una casa nuova e non ancora abitata. 3.º Quelli che avevano piantato una vigna od un campo d'olivi e non per anco raccoltine i frutti. 4.º I timidi ed i trepidanti all'appressarsi della pugna.
[97]In parecchi luoghi Mosè parlò di questa specie di Oracolo. La prima volta quando ordinò la confezione dei diversi indumenti sacerdotali colle seguenti parole: «E porrai dentro al pettorale della decisione gli Orim e i Tumim, e staranno sul petto di Aronne quando entrerà innanzi al Signore, ed Aronne porterà sul petto sempre, presentandosi innanzi al Signore, la decisione (l'Oracolo) dei figli d'Israele»; la seconda volta quando passò in rassegna i lavori ordinati; la terza volta quando Iddio incaricando lo stesso Legislatore di imporre le sue mani nella testa di Giosuè per costituirlo suo successore così si espresse: «Egli (Giosuè e il Capo futuro) poi starà davanti di Eleazaro il sacerdote, il quale consulterà per lui la decisione degli Orim, davanti al Signore e secondo al suo detto (responso) uscirà ecc.»; la 4ª volta allorquando benedicendo la tribù di Levi la proclamò meritevole di portare gli Orim e Tumim divini. Che cosa erano dunque questi Orim e Tumim? Mosè non ci dà sopra verun altro schiarimento epperciò sono assai disparate le opinioni dei diversi commentatori. Nella nostra impossibilità di farne oggetto di discussione conchiuderemo col celebre Reggio il quale amplificando l'opinione emessa dai nostri dottori dice: «che gli Orim e Tumim erano una scrittura santa il cui secreto stava unicamente tra Dio e Mosè, e che venivano appellati Orim dalla radice Or (luce) perchè illuminavano di una luce divina il Sacerdote che li indossava, e Tumim la cui radice vale perfezione perchè davano un responso perfetto e sicuro». La storia ci apprende come si sia ricorso a quest'oracolo in parecchi casi straordinarii, e com'esso abbia sempre dato il relativo responso tranne a Saulle dopochè ei venne riprovato da Dio.
[98]L'assioma citato nella Misnà «il re non giudica nè viene giudicato» si rapporta a una decisione presa negli ultimi tempi del secondo Tempio, in seguito ad una contestazione nata tra il Presidente di un tribunale che voleva mantenute inviolate le prerogative che la legge sanciva a riguardo dei giudici, ed un re (citato a testimonio) che abusando della sua alta posizione, si credette in diritto di manometterle a suo vantaggio.
[99]«Una delle maggiori meraviglie a chi legge la Genesi, dice C. Cantù, è la sua concordanza coi più recenti acquisti della scienza». «Tutte le scoperte umane, disse Herschel, paiono fatte solo allo scopo di meglio confermare le verità chiuse nei libri di Mosè». Il sommo Gioberti nella sua Teorica del sovranaturale così ragiona delle tre classi in cui distingue i geologi odierni: «Gli uni si studiano di conciliare la scienza della terra colle tradizioni mosaiche, mediante una vasta e profonda cognizione dell'una e delle altre; e questi sono degni di grandissima lode. Gli altri si restringono fra i soli termini della geologia ecc. Ma vi sono alcuni terzi (pochi per buona ventura), che senza forse sapere di geologia più che tanto, spacciano Mosè per un favolatore solenne, e un parabolano; dei quali non si può dir altro, se non che scambiano il millesimo corrente col passato, quando essi intendano di far ridere alle spese della religione ecc.». «Nella Genesi Mosè è lo storico della creazione, il sopranaturale rivelatore di tutte le origini. La creazione della luce, la formazione del mattino, della sera, della notte, l'ampiezza delle acque incarcerate in profondi abissi, la terra che vestesi d'erbe e di piante, il sole posto nel centro dell'azzurro firmamento, la luna e le stelle obbedienti alla voce che segna loro il cammino attraverso lo spazio; gli animali che in loro infinita varietà, piglian possesso dei mari, dei monti e delle pianure; infine l'uomo, l'ultima e più bella opera di Dio, il quale nel: bel mezzo del giovine universo, ne vien per così dire fatto Sovrano... Mosè ci spiega in tre pagine l'universo e l'uomo. Sulle grandi cose da Mosè dette in tre pagine vi furono migliaia e migliaia di libri in ogni secolo e presso tutte le nazioni antiche e moderne; ma non fu vero se non ciò che trovossi conforme alla testimonianza di Mosè. Gli sforzi del genio in quaranta secoli, le profonde investigazioni nelle viscere della terra, nelle più disparate regioni, e le indagini fatte nelle più tenebrose memorie del genere umano, non fecero che dare solenne ragione alla mosaica cosmogonia....». «Se nella Genesi non vi fosse il soffio di Dio, se non la fosse che pura opera umana, non vi sarebbero lingue bastevolmente eloquenti ad ammirare l'Ebreo legislatore. Il Decalogo in paragone del quale le antiche leggi di Persia, d'India, d'Egitto, di Grecia e di Roma non sono che immagini grossolane e rozze invenzioni, e che divenuto suprema guida del genere umano; la morale politica e religiosa organizzazione di una nuova nazione che tutto abbraccia a forza di profonda saviezza, giustizia e provvidenza; quelle regole, quelle prescrizioni, quelle massime espresse con mirabile semplicità, hanno per noi l'aspetto della verità che discende dal cielo in terra a visitare l'uomo». Poujoulat—Histoire de Jerusalem.
[100]I Karaiti, setta ebraica naturalmente posteriore alla pubblicazione della Misnà, e ridotta ora a pochi gregarii sparsi nella Russia, che respinsero appunto ogni rabbinico insegnamento per mantenere alla lettera tutti i riti mosaici; ci sono testimoni viventi della stranezza di certi usi. Così a cagione d'esempio essi usano, di non sortire affatto di casa al sabbato e di non farvi accendere fuoco nelle loro abitazioni; di portare il zizid nell'abito; di legare i Tefilim sulla mano; di non praticare la visita nei visceri degli animali, nè ucciderli col nostro sistema ecc.
[101]I sacrifizii di cui le vittime non potevano essere scelte che nelle seguenti specie di animali domestici, vale a dire: buoi, montoni, agnelli, colombe e tortore, erano di diversa specie: 1º La Olà (olocausto) parola derivante dal Greco olos (tutto) e kaio (bruccio) che veniva offerta quale sacrifizio quotidiano del mattino e della sera, quale sacrifizio addizionale della festa, e talvolta anche quale sacrifizio di privato. La vittima si abbruciava totalmente tranne la pelle che apparteneva ai sacerdoti. 2º Il Hhatath (sacrifizio per lo peccato), e l'Assam (sacrifizio per la colpa) che si portavano per diversi peccati volontarii od involontarii specificati dalla legge, nei quali potevano incorrere tutti i fedeli, compresi il Principe e il Pontefice.—L'infallibilità non è dote dell'uomo. Tutti possono errare perchè tutti sottoposti alle stesse passioni e agitati da consimili desiderii. Dio solo è perfetto, epperciò lui solo infallibile.—Di questa specie di sacrifizii si abbruciavano le sole parti grasse destinate all'altare, e il resto apparteneva esclusivamente ai sacerdoti. 3º Il Zìbahh asselamém (sacrifizio pacifico o di riconoscenza). Il titolo stesso ne indica lo scopo. Erano sacrifizii che si portavano per ricorrenze festive e in rendimento di grazie al Signore per benefizii da lui ricevuti. Abbruciate le parti grasse in onore di Dio, il resto veniva diviso tra i sacerdoti e gli offerenti. I poveri e i forestieri erano quasi sempre invitati a parteciparne. Oltre a tali sacrifizii ve n'erano alcuni altri che chiameremo circostanziali, quali sarebbero quelli pei peccati d'ignoranza del popolo nelle varie feste dell'anno; quelli dei Nazireni inavvertitamente resi impuri; quelli che portavano le persone guarite dalla lebbra, ecc. Di questa specie di sacrifizii i due seguenti meritano particolare menzione. Il primo è quello che veniva immolato nel caso in cui si trovasse una persona assassinata in mezzo ai campi senza che si fosse potuto scoprirne l'uccisore. La legge ordinava che dato questo caso gli anziani e i giudici sedenti in Gerusalemme, si portassero nel luogo ove era stato consumato il reato e misurassero quale città fra quelle che circondavano il cadavere, ne fosse la più vicina. Gli anziani della città indicata, dovevano prendere una giovenca che non fosse stata adoperata al lavoro, e che non avesse mai tirato al giogo. Dovevano quindi condurla in una valle sassosa, non coltivata, nè seminata, ed ivi ucciderla. Ciò fatto tutti gli anziani di quella città dovevano lavarsi le mani nel sangue di quella giovenca e dire: «Le mani nostre non versarono questo sangue e gli occhi nostri non videro (chi lo versò)». E i sacerdoti e i leviti dicevano: «Deh o Signore! perdona al popolo tuo Israele che liberasti (dalla schiavitù egizia) e non porre in mezzo al tuo popolo Israele (la colpa, la responsabilità del versato) sangue innocente». Questa prescrizione fu probabilmente inspirata da due motivi: Il primo valeva a raffermare la pena di morte di cui si era reso meritevole l'assassino, il secondo serviva a mantenere negli animi il dovuto orrore pel sangue versalo. Il 2º era quello della così detta vacca rossa, perchè la scelta della vacca la cui cenere doveva servire per la purificazione di certe impurità, come quella di aver toccato un cadavere ecc. doveva cadere su d'una che fosse totalmente rossa, senza difetti e che non avesse mai portato giogo. Vogliono i commentatori che questa disposizione, di cui non ci si dà il più piccolo schiarimento, fosse consigliata a Mosè dal pensiero di espellere onninamente dal cuore del popolo la tendenza all'adorazione della vacca, che come si sa, era il principale oggetto del Culto degli Egiziani. V'era pure la minhhà (offerta) che per lo più si componeva di fior di farina di frumento e d'olio d'oliva. Tale offerta era per lo più accessoria delle vittime dei sacrifizii, ma pel povero sostituiva le vittime stesse. Talvolta si offriva la farina pura, versandovi entro dell'olio e mettendovi incenso, e talvolta se ne facevano schiacciate azzime unte d'olio e cotte al forno o in su una tegghia. Era obbligatorio mettervi sale quale segno di un'alleanza durevole con Dio, detta berith mélahh, e proibito di mescolarvi lievito o miele.