— Ciò va bene: ma io non appartengo a sètte, ignoro i loro procedimenti, quindi a che devo rinunciare?

— Basta, vedo che vuole insistere ne' suoi propositi; mi dispiace per suo padre: il povero uomo desidera ardentemente di averlo a casa. È vero che il suo delitto non è uno di quelli da suonare la campana...

— Io non l'intendo: la ringrazio del consiglio datomi, ma non so come effettuarlo; ritengo però che sarò presto libero in virtú di quel sentimento di giustizia, da cui i miei giudici sono animati.

— Io le ho espresso il vóto di suo padre; del resto faccia ciò che meglio le conviene. — E se n'andò, né piú lo vidi a comparire.

[XXIII.] La sera dopo intesi aprire il camerotto a destra attiguo al mio, già vuoto dappoi alcune settimane, e v'introdussero un nuovo pollastro. Tosto la curiosità mi spinse di sapere chi fosse, e dalla finestra con voce bassa gli dissi il mio nome e gli chiesi del suo. Senza esitare mi rispose:

— Sono Gaetano Bianchini. — E qui saluti e domande senza fine; poi trascorsa circa un'ora mi chiamò e mi disse: — Desidero di avere da te un consiglio.

— Parla pure.

— Mi eccitano ad una rinuncia, come mi devo contenere?

— Credo che la sola propria coscienza possa suggerire una retta risoluzione. Se tu mi chiedi cosa farei io nel tuo caso, ti dico apertamente che non emetterei rinuncia di sorta alcuna anche se fossi sicuro d'incorrere in qualche pena.

Qui il colloquio cessò, perché m'accorsi che la sentinella ci origliava e v'era pericolo di esser messo alla catena nei sotterranei del monastero. Verso mezzanotte il Bianchini fu tratto di carcere e non vi rientrò piú — ciò prova che aveva aderito all'invito fattogli — cosicché restai isolato, mentre i due camerotti da destra e sinistra erano vuoti. Quello di sinistra fu occupato per qualche tempo da Antonio Spada, uno dei compromessi nel fatto di Rivarola, e che scampò dal supplizio esponendo le cose come avvennero. La sua confessione indicò i veri colpevoli e scolpò tanti degni cittadini che il dottor Mazzoni aveva aggravati di gravissimi delitti. Lo Spada ebbe lo sfratto dal paese e riparlerò di lui piú tardi, quando gli fui compagno nell'esilio. Durante che l'ebbi vicino non mi riuscí mai di avere una risposta alle domande che gli diressi. Lo riconobbi dalle cantilene che sapeva tanto bene modulare.