Sicut erat in principio et nunc....

Era la notte del 5 giugno 1868, quando confortato lo stomaco con una sufficiente cena, mi avviai, secondo il mio solito, al caffè dell'Ancora d'Oro, situato, come a tutti è noto, nella strada di San Vittore, ove giunto ordinai una semata fresca. Il brigadiere S..... che frequentava pure quel luogo si fece vicino al banco, ove assorbiva, stando ritto, la mia bibita — prese un caffè, e mi diresse alcune parole, a cui seccamente risposi per convenienza, e me n'andai, determinato di fare un giro per la città a fine di godere sino a mezza notte la dolcezza dell'aria che spirava sotto un cielo oltre l'usato luminoso e sereno.

Ma l'uomo propone ed il destino dispone — quindi l'Arcangelo Gabriele che aveva presso di me libato il nettare arabico, scortato da non so quanti Serafini, mi tenne dietro sino alla metà del vicolo di San Crispino — là mi fece intendere una voce imponente, chiamandomi per nome, come se avesse avuto alcun che d'interessante da comunicarmi. Subito mi fermai, a lui mi rivolsi — già mi era alle calcagna — e gli dissi:

— In che posso favorirla?

— Abbia la compiacenza di venir meco.

— Sono ai suoi ordini.

Allora scartò da sé i Serafini che aveva di aiuto, e gli rimasi solo al fianco — e di buon passo, senza far piú motto, giungemmo al cancello della prigione.

Nell'attendere il carceriere, avvertito dell'arrivo di un nuovo ospite da una solenne scampanellata, egli mi chiese se conosceva il motivo del mio arresto.

Io poteva rispondergli che una tal conoscenza deve essere piú in chi lo opera che in chi lo soffre: ma a risparmio di parole gli dissi, che io non sapeva concepirlo — come difatti non mi riuscí d'indovinarlo tal quale il Fisco lo aveva ideato, anche quando potei a mio bell'agio applicare la mente ai casi miei. Intanto la porta si schiuse, e senza perder tempo ascesi svelto pel primo la scala, già a me ben nota, perché l'aveva piú volte percorsa.

Qui è inutile l'esporre ciò che il custode di guardia eseguisce sul carcerato, essendo ad ognuno palese che lo sottopone ad una visita accuratissima in ogni parte anche riservata del corpo — che guarda ed esamina attentamente gli oggetti che tiene — che li sequestra, e li consegna al capo, il quale se ne rende il depositario.