Passiamo alle circostanze addotte relativamente alla detta imputazione.
«Risulta dagli atti, mi disse il giudice, che alcuni settari vi sgridarono, onde aveste tralasciato a divulgar satire».
Ma se il Fisco caratterizza i settari pieni di livore contro il Governo (vedi la prima deduzione di questa accusa) come può credere che avessero impedito ciò che era tanto conforme al loro spirito? La contraddizione è manifesta, ed a me basta il rilevarla.
Mi venne finalmente imputato che io redigeva le satire nel negozio di Francesco Gallina.
Quanto ciò sia assurdo ed improbabile ognuno da sé lo ravvisa. Ma perché non mi si contesta piuttosto che all'uso de' ciarlatani avessi io in pubblica piazza formate e dispensate satire come tanti cerotti? Niuna differenza rinvengo fra questa e l'addotta circostanza...... —
Dei quattro capi d'accusa imputati all'Uccellini, il primo era fondato, perché egli stesso ci ha raccontato come fu ascritto e appartenne alla Carboneria (cfr. cap. VI); il secondo, circa l'attentato al palazzo apostolico per mezzo di una mina, era una delle tante invenzioni del chirurgo Mazzoni (cfr. Frignani, XX); quanto al terzo, di tentativi per liberare i prigionieri politici di San Vitale dovettero ben concepirsene, poiché v'accenna in piú luoghi il Frignani, ma non è chiaro se e per quanto l'Uccellini v'abbia avuto parte; finalmente per la satira a dialogo tra i due santi ravennati, Apollinare e Vitale, inclino a credere che l'Uccellini non ne fosse l'autore: poiché egli, cosí tenace di memoria, non seppe mai dire altro che due versi della poesia trovata nel mattino del 5 ottobre 1826, e a qualcuno, come all'amico Sante Bernicoli, li recitò in dialetto: I à tirat a Rivarola, I à tirat co' na pistola, e ad altri, come a Francesco Miserocchi, li ricordò in lingua italiana: Lo sai, Apollinare? fuggito è Rivarola, Al solo scotimento d'un colpo di pistola; e in un frammento ms. degli ultimissimi anni suoi, notò: «Prima strofa della satira che apparve in Ravenna dopo l'attentato al cardinale Rivarola: Dialogo fra S. Vitale e S. Apollinare: Non sai o Apollinare Partito è Rivarola Al solo scuotimento | D'un colpo di pistola...». Questa incertezza in uomo, ripeto, di cosí tenace memoria fa credere ch'ei non solo non avesse composta, ma neppure mai letta la poesia che gli costò tre anni di carcere!
[XIX.] Del supplizio dell'Ortolani e compagni parla a lungo anche il Frignani, op. cit., LII-LIX, dove la resistenza del Rambelli è descritta per altro con colori un po' fantastici (cfr. il riassunto del Vannucci, I martiri della libertà ital., 7ª ediz., vol. II, pp. 21-27): l'Uccellini è piú semplice e piú fedele raccontatore. — Degli ufficiali e altri graduati dei carabinieri, che furono addetti alle carceri di San Vitale, piú d'uno è accennato anche dal Frignani: egli ricorda il tenente Zampieri durissimo di modi e di cuore (op. cit. IX, XVII-XIX); il brigadiere Finina, che lo arrestò e in carcere si divertiva a insultar lui e la madre «con parole e atti di scherno» (op. cit. III, VIII, XXIV); un maresciallo romano «cognominato la Iena, barbaro non meno del Finina e del Zampieri, co' quali e' pareva congiunto in istretta amicizia» e «satellite de' piú fedeli e piú privilegiati de' commissari» (op. cit. XXV, L); un altro maresciallo innominato, che «sentiva del volpino piú che d'altro animale, però la commissione adoperavalo nell'uffizio di seduttore» (op. cit. XXXVII); e il maresciallo Branca, «fisonomia di buono, e di buono furono sempre le sue maniere», rimasto alla guardia delle carceri il giorno della esecuzione dell'Ortolani e degli altri quattro (op. cit. XVI, LIII). È probabile che questo Branca sia il maresciallo che anche il nostro autore ricorda come a lui benevolo.
[XX.] La sentenza che l'Uccellini voleva aggiungere alle Memorie non si trova tra le sue carte; ma a compimento del suo proposito, eccola qui fedelmente riprodotta di su la stampa originale, in foglio volante:
Commissione speciale | per le quattro legazioni | e per la delegazione d'urbino e pesaro | residente nella città di faenza | Sessione delli 26. d'aprile 1828 | TRANSUNTO | DELLA SENTENZA PRONUNCIATA NELLA CAUSA RAVENNATE DI PIÚ DELITTI, CIOÈ | DI ATTENTATO ALLA VITA DELL'E.MO E R.MO SIGNOR CARDINALE RIVAROLA LEGATO A LATERE | DELLA PROVINCIA DI ROMAGNA, CON SPARO CONTEMPORANEO DI PISTOLA A GRAVE OFFESA | DEL DI LUI COMPAGNO, LA NOTTE DEL 23. DI LUGLIO 1826 | Di OMICIDIO in odio di officio, e per spirito di partito in persona del CONTE DOMENICO MATTEUCCI, DIRETTORE | PROVINCIALE DI POLIZIA DI RAVENNA, la sera dei 5 d'aprile 1824 | Di OMICIDIO colla gravante qualità di mandato nella persona dell'Ebreo Mosè Forti di Lugo, | domiciliato in Ravenna, la sera dei 15 di marzo 1827.
Alcuni individui addetti a proscritte Società segrete concepirono fin dall'anno 1824 odio ingiusto e sacrilego contro il sullodato E.MO SIGNOR CARDINALE RIVAROLA per l'energia manifestata nell'annichilimento delle Società medesime; ed avvolsero in loro mente diversi disegni, onde vendicarsi o col veleno, o colle armi. Tale odio spinse a tanto, che i settari