Che scorre ancor su'l mio terrestre esiglio.

Morta non son io già: vita migliore

D'eterni beni ho nell'empireo santo.

E in grembo ascese all'infinito Amore.

La terza lettera merita uno schiarimento. L'Uccellini, durante il processo, aveva saputo che a suo carico avesse deposto come testimonio il suo concittadino e amico Angelo Mercuriali, e dopo la condanna se ne dolse fortemente. Il Mercuriali gli scrisse allora una lunga lettera, del 23 maggio 1829, protestandosi innocente, riferendo l'interrogatorio subito innanzi al giudice Mazzoni e descrivendogli nebulosamente chi fossero i veri denunziatori: e in codesta sua difesa, riferendo da uno scritto di Santo Rossi (scrittore politicante dei tempi della Cisalpina) alcuni tratti sui falsi amici, alle parole La lingua sa affettare la sincerità, ma l'anima è bugiarda e sleale, vi appose questa nota: «Fra questi è uno appunto che tu gli scrivi; basta.....» L'Uccellini intese che si alludesse al Fanti, e sicuro della fedeltà e amicizia sua, mandò a lui stesso la lettera del Mercuriali, dichiarandosi convinto che da costui fosse venuto il sospetto per cui era stato condannato (cfr. ciò che ne dice nella lettera sul processo, riferita nella nota al cap. XVI).

[XXVI.] In questo e nei seguenti capitoli sulla rivoluzione del 1831 e sulle sue conseguenze l'Uccellini, oltre che ai ricordi personali, molto attinse all'operetta di Antonio Vesi, Rivoluzione di Romagna del 1831, narrazione storica corredata di tutti i relativi documenti, Firenze, tip. Italiana, 1851: a illustrazione di questi capitoli è da vedere anche il libro di Gioacchino Vicini, La rivoluzione dell'anno 1831 nello Stato romano, memorie storiche e documenti inediti, Imola, Galeati, 1889.

Sulla liberazione dell'Uccellini abbiamo due lettere di lui al Fanti: nell'una, dell'11 luglio 1830 da Imola, gli annunzia di essere libero e in casa dell'amico Mondini e che tornerà a Ravenna la sera del 13 accompagnato dagli amici Zotti, Mondini e Daiana, e desidera sia preparata una buona cena in casa sua «ove concorrino i piú buoni e cari amici, che io tengo come una parte di me stesso, come Venturi, Guerrini, Ortolani, Roncuzzi»; nell'altra, del 12 luglio, scritta «dalla casa dell'amico dott. Mongardi», conferma ciò che ha scritto nella precedente.

Sulla morte di Ferdinando Rossi si veda G. Mazzatinti nella Rivista storica del Risorg. ital., vol. II, pag. 240.

[XXVII.] Prolegato in Ravenna al momento della rivoluzione del '31 era monsignor Giuseppe Antonio Zacchia, che da tre deputati del popolo, Apollinare Santucci, Giovanni Montanari e Agostino Bcccaccini fu invitato il 6 febbraio a cedere il governo a una commissione provvisoria di sette cittadini: questi furono i sei ricordati dall'Uccellini e il prof. Pietro Ghiselli da lui dimenticato.

Gli accenni che l'Uccellini fa qui e altrove all'onorando patriota Odoardo Fabbri saranno piú pienamente chiariti quando pubblicheremo in questa Biblioteca un volume di Ricordi e lettere di lui, e specialmente dai Sei anni e due mesi della mia vita passati in prigione, narrazione dettata dal Fabbri «con intendimento di lasciarla per ricordanza dei delitti dei papi»; per ora si può vedere ciò che ne dice G. Mestica, Manuale della letter. ital. nel secolo decimonono, vol. II, pp. 404 e segg.