Scacciam lo straniero,

Ognun sia guerriero,

Sia pronto a pugnar.

Dall'Alpi scoscese

All'Etna infocato

Sia tutto uno Stato,

Un popolo sol.

Uno dei gravi difetti degl'Italiani, e dei Romagnoli specialmente, quello si è di darsi ad una smodata gioia in aspettativa di qualche lieto evento e di perdersi in feste e in divertimenti sempre di distrazione dagli assunti intenti. Vi sono ancora dei vecchi che ricordano le strepitose e dispendiose feste date nell'incontro della serata di una certa Morandi, prima donna in quei giorni nel nostro Teatro comunale: fu, è vero, una dimostrazione politica, perché i liberali la consideravano come il simbolo della libertà nazionale; ma la dimostrazione era fuor di proposito, e denari non pochi si dispersero senza frutto.

[VIII.] Il movimento appressavasi sempre di piú, e seppi che si doveva iniziare nel regno di Napoli, ove stava il nerbo della Carboneria e dove la truppa era in pieno d'accordo coi capi delle sètte. Quando gli Austriaci si fossero mossi contro Napoli, tutto il centro d'Italia, già pronto alla riscossa, doveva gettarsi sugl'invasori e contrastar loro il passaggio. Il Piemonte pure doveva insorgere. Ma un ordine spedito dall'Alta Vendita di Bologna, a quanto mi fu detto, dispose che si lasciassero passare gli Austriaci senza molestarli e che solamente al loro ritorno venissero da ogni parte assaliti. Liberi da ogni molestia, essi giunsero freschi ed intatti alla loro destinazione e dispersero senza stento le falangi patriottiche. E chi poteva seguire l'ordine di Bologna, quando trionfanti e pettoruti col mirto al cimiero retrocederono dalla loro impresa?