«Davvero?» Aveva la voce roca, e tentò varie volte di schiarirsela. «Se lo dice lei… ne ho preparati tanti…»

«E chi ha servito i liquori?» domandò Dakin. «Tutti i liquori, compreso quello avvelenato? È stato ancora lei, signor Haight. Mi sbaglio? Perché vede, così mi hanno detto» concluse in tono di scusa.

«Se cerca d’insinuare…» cominciò Hermione con voce imperiosa.

«Benissimo, signora Wright» si arrese il capo della polizia. «Forse mi sbaglio. Però quei cocktails li ha preparati lei, signor Haight; lei li ha serviti; quindi, a quanto pare, lei è l’unico che poteva avvelenarne uno, col veleno dei topi. Ma io ho detto “a quanto pare”. Era davvero solo? Ha lasciato il vassoio da qualche parte anche per pochi secondi?»

«Senta» sbottò Jim. «Forse sono impazzito. Forse quel ch’è accaduto ieri sera mi ha fatto dar di volta il cervello. Ma che cos’è tutta questa commedia? Mi si sospetta di aver avvelenato mia moglie?»

Parve improvvisamente che l’aria della stanza diventasse di nuovo respirabile. Sul viso di Hermy tornò un po’ di colore, e persino Pat guardò Jim.

«Che sciocchezze, signor Dakin!» esclamò Hermione freddamente.

«È stato lei, signor Haight?» domandò cortesemente il signor Dakin.

«Naturalmente ho portato io il vassoio in salotto!» Jim balzò in piedi e cominciò a camminare avanti e indietro davanti all’ispettore. «Ma ricordo che avevo appena finito di mischiare i liquori e stavo per buttarvi dentro le ciliege, quando ho dovuto lasciare la dispensa per qualche minuto. Ecco tutto!»

«Vede che stiamo arrivando a qualcosa!» esclamò Dakin cordialmente. «Non potrebbe essere entrato qualcuno di nascosto nella dispensa e aver avvelenato un bicchiere, senza che lei se ne accorgesse?