La sensazione di sollievo svanì rapidamente; a tutti i presenti parve nuovamente di soffocare…
«Io non ho avvelenato quei cocktails» affermò Jim. «Quindi qualcuno deve essere entrato per forza.»
Dakin si rivolse all’auditorio:
«Chi è uscito dal salotto mentre il signor Haight stava preparando i cocktails in cucina? Questa domanda è molto importante; vi prego di pensarci bene.»
Ellery accese una sigaretta, pensando che senz’altro qualcuno doveva aver notato la sua assenza la sera precedente. Ma tutti cominciarono a parlare contemporaneamente finché il capo li interruppe con un gesto.
«Non arriveremo a nulla, se insisteremo su questa unica domanda. Si è ballato e bevuto troppo, ieri sera; poi la camera era quasi buia perché solo le candele dell’albero erano accese… non che questo faccia molta differenza» soggiunse Dakin.
«Che cosa vuol dire?» domandò Pat rapidamente.
«Voglio dire che questo non è un punto importante, signorina Wright.» In quel momento la voce di Dakin era fredda, quasi gelida. «Quel che importa è: chi ha avuto il controllo della distribuzione delle bibite? Rispondete a questa domanda! Perché colui che ha portato il cocktail alla signora… dev’essere per forza la persona che l’ha avvelenato!»
“Benissimo, capo!” pensò il signor Queen. “Tu non sai quel che so io, ma hai colpito nel segno ugualmente. Dovresti mettere a frutto il tuo talento…”
« Lei ha portato quel cocktail, Jim Haight» disse con forza Dakin. «Nessun avvelenatore avrebbe lasciato cadere dell’arsenico in uno di quei bicchieri, fidando poi in Dio perché la persona designata prendesse quello giusto. Nossignore. Non ci sarebbe senso. Sua moglie ha ricevuto il bicchiere avvelenato, sì o no?»