«E va bene, sono stato io. E con questo?» Gli occhi di Jim sembravano due tizzoni. «Si sente soddisfatto, ora?»
«Pienamente» dichiarò il capo con tono mite. «Solo una cosa non sapeva, signor Haight. Lei è uscito dal salotto per preparare altre bibite, senza immaginare che sua sorella Rosemary avrebbe insistito per farsi dare un altro liquore; non sapeva che sua moglie, dopo aver bevuto due piccoli sorsi dal proprio bicchiere, gliel’avrebbe offerto. Così, invece di uccidere sua moglie, ha ucciso sua sorella!»
«Non può credere ch’io abbia fatto una cosa simile, Dakin» mormorò Jim con voce roca.
Dakin si strinse nelle spalle.
«Signor Haight, io so soltanto quello che mi dice il buon senso. I fatti rivelano chiaramente che lei, soltanto lei, aveva, come si dice?, l’occasione. Quindi può darsi che lei non avesse quello che si chiama il movente… io non lo so. Lo sa qualcuno dei presenti?»
Era una domanda disarmante. L’ammirazione del signor Queen per Dakin crebbe ancora. La sottigliezza del capo della polizia era squisita.
«Vuole sapere perché avrei dovuto uccidere mia moglie, dopo quattro mesi di matrimonio?» rispose aggressivamente Jim. «Vada all’inferno.»
«Questa non è una risposta, signor Haight. Chi di voi ci può aiutare?»
John strinse con forza i braccioli della sua poltrona, lanciando un’occhiata ad Hermy. Ma nello sguardo di sua moglie non lesse che orrore.
«Mia figlia Nora» disse John a fatica «ha ereditato centomila dollari dal nonno il giorno del suo matrimonio con Jim. Se Nora fosse morta… Jim avrebbe ereditato tutto a sua volta.»