Ellery provò una stretta al cuore.

«A proposito: mi sono presa anche la libertà di ordinarle delle provviste. Però, questa sera pranzerà a casa nostra. Aspetti; forse ho dimenticato qualcosa… l’elettricità, il gas, l’acqua… no, ho pensato a tutto. Quanto al telefono, me ne occuperò domattina. Dunque, come dicevo, ho pensato che, per quanto ci sforziamo, presto o tardi tutti verranno a sapere la sua identità, a Wrightsville, signor Smith… Naturalmente, da buon giornalista, Frank dovrà scrivere un articolo su di lei… quindi ho ritenuto opportuno pregare Frank, come favore personale, di non menzionare il fatto che lei è un famoso autore… Patricia, Carter, oh, cari, ho una grande sorpresa per voi!»

Il signor Queen si alzò e si mise ad annaspare in cerca della giacca.

«Dunque lei è il famoso scrittore» fece Patricia Wright, squadrando Ellery con la testa un po’ piegata da un lato. «Quando papà mi ha parlato di lei, credevo di trovare un poeta con i calzoni a fisarmonica, gli occhi malinconici e le chiome fluenti. Ora sono molto contenta.»

Ellery Queen fece un inchino cerimonioso.

«Patricia, cara, presenta Carter!» esclamò Hermione.

«Oh, Carter, scusa. Il signor Smith, il signor Bradford.»

Bradford era un giovanotto alto, dal viso intelligente. Mentre gli stringeva la mano, Ellery ebbe l’impressione che fosse preoccupato. Si domandò se fosse preoccupato per il timore di lasciarsi sfuggire la signorina Patricia Wright, e in tal caso si sentì propenso a dargli pienamente ragione.

«Lei mi giudicherà certo una provinciale, signor Smith» disse Hermy «ma il suo arrivo, per me, è un grande avvenimento.»

«Penso che le sembreremo tutti provinciali, signor Smith» fece Carter Bradford. «Scrive opere di narrativa, oppure saggi?»