«Vostro Onore!»
Il giudice Martin:
«Basta. Grazie, signor Mackenzie.»
Non tutte le testimonianze contro Jim Haight vennero portate in tribunale. Alcune furono gridate nel principale negozio di parrucchiere o nello studio del dentista, e tutte indistintamente vennero diffuse per la città dai soliti pettegoli che gonfiavano le cose oltre misura. Vi fu Luigi Marino, il parrucchiere, che andò in giro a raccontare a tutti la violenza con cui Jim Haight l’aveva sconsigliato «di fare la corbelleria di sposarsi». Occasionali compagni di sbornia, che avevano raccattato Jim ubriaco per la strada, corsero a riferire a Cart Bradford che il giovane aveva pronunziato violente minacce contro la propria moglie, dichiarando più volte di volerla uccidere. Persino il dentista più noto della città andò dal Procuratore Distrettuale a riferirgli che, sotto l’effetto del gas esilarante, Jim Haight si era espresso con inaudita violenza contro la propria moglie.
Cart protestava sempre:
«Le dichiarazioni fatte sotto l’influenza dell’alcool sono estremamente opinabili. Perché volete farmi perdere il “caso” con il vostro discutibile aiuto?»
Le chiacchiere giunsero persino all’orecchio del giudice Newbold, il quale alla fine di un’udienza ammonì severamente i giurati di non discutere il “caso” con nessuno, nemmeno tra di loro.
In seguito fu chiamato a testimoniare un impiegato della banca, Thomas Winship, che dichiarò che Jim Haight usava sempre un pastello rosso durante il suo lavoro, e presentò vari documenti dell’archivio, firmati da Haight col famoso pastello.
L’ultima prova presentata da Bradford (che si dimostrò con questo un ottimo tempista) fu il volume di tossicologia di Edgcomb con dei segni rivelatori in pastello rosso. Il volume fu passato al collegio dei giurati perché l’esaminassero, mentre la difesa assumeva un’aria “sicura e tranquilla” e Jim Haight impallidiva visibilmente, guardandosi attorno come un topo in gabbia. Ma il brutto momento passò, e d’allora in poi l’accusato si comportò come sempre: silenzioso, assente, abbandonato nella poltrona con un’espressione di noia sul volto grigiastro.