Consiglio di guerra

L’ultima udienza della settimana ebbe luogo venerdì ventotto marzo. Il prigioniero fu riportato alla sua cella al piano superiore del palazzo di Giustizia; l’aula fu sgombrata, e i Wright se ne tornarono a casa. Non vi era altro da fare sino a lunedì… Si poteva, al massimo, cercar di rialzare un po’ il morale di Nora. La povera Nora giaceva sopra una sedia a sdraio nella sua graziosa camera da letto, ripetendo infinite volte il gesto di cogliere le rose disegnate sul centro delle tendine. Hermy le aveva rifiutato il permesso di assistere al processo, e dopo due interi giorni di lacrime la ragazza si era arresa, esausta.

Quel venerdì fu distinto da un altro avvenimento importante. Roberta Roberts perse il suo impiego. La giornalista aveva continuato a difendere Jim Haight a spada tratta, nonostante le proteste dei suoi superiori; finché un giorno il suo direttore le aveva telegrafato che poteva cercarsi un altro lavoro.

Roberta Roberts trascorse tutto il sabato nella cella di Jim, pregandolo di parlare, di difendersi, di collaborare col suo difensore. Anche il giudice Martin era presente, ed ascoltò le vivaci perorazioni di Roberta. Ma Jim continuò a scrollare il capo tacendo, taciturno, immobile come un cadavere. La domenica sera, a cena dai Wright, il signor Ellery Queen domandò lentamente a Roberta:

«Signorina, vorrei chiederle qualcosa.»

«Dica, signor Smith» invitò la giornalista, un po’ sulle difensive.

«Lei ha perduto il lavoro solo per sostenere Jim Haight.»

«Ma questo è ancora un paese libero, se Dio vuole» ribatté Roberta.

«Ma come mai questo caso la interessa tanto da indurla a sacrificare un buon impiego?»

«Perché, secondo me, Jim Haight è innocente.»