Mentre il signor Ellery Queen prendeva posto sul banco dei testimoni, le sue preoccupazioni non andavano alle domande che il Procuratore Distrettuale gli avrebbe rivolto: quelle se le immaginava anche troppo bene e sapeva pure, con molta esattezza, che quando fossero stati rivelati i movimenti del misterioso signor “Smith”, la sera fatale, la posizione di Jim sarebbe notevolmente peggiorata. Non gli passò nemmeno per la testa di mentire. Sapeva che la verità vien sempre a galla.

«Signor Smith» esordì Carter Bradford a bassa voce «oggi lei è sul banco dei testimoni sotto giuramento e dovrà dire la verità. Lei conosceva l’esistenza delle tre lettere che incriminano l’imputato prima che il capo della polizia ed io le trovassimo?»

«Sì.»

Bradford fu sorpreso e proseguì in tono sospettoso:

«Quando ne ha saputo l’esistenza?»

Ellery glielo disse; la sorpresa di Bradford si trasformò in soddisfazione.

«Allora lei sapeva che la signora Haight correva il pericolo di venir uccisa da suo marito?»

«Nient’affatto. Sapevo solo che c’erano delle lettere che potevano lasciarlo supporre.»

«A suo giudizio era stato l’accusato a scrivere quelle lettere?»

«Non ho espresso giudizi di sorta.»