Dichiarò di essere stato presente in aula fin dall’inizio del processo e di aver sentito la testimonianza degli esperti dell’accusa riguardo l’autenticità della calligrafia delle tre lettere presumibilmente scritte dall’imputato. Disse inoltre di aver avuto l’opportunità di esaminare le suddette lettere, oltre a campioni della grafia di Jim Haight, e che secondo la sua «esperta» opinione esistevano gravi motivi per dubitare della paternità di Jim riguardo le lettere incriminate.
«Quindi lei non ritiene che Jim Haight abbia scritto quelle lettere?»
«No.» (Il Pubblico Ministero lanciò un’occhiata obliqua in direzione della giuria.)
«E perché, signor Grenville?» domandò il giudice.
Il signor Grenville si buttò sui dettagli. E poiché arrivò a delle conclusioni diametralmente opposte a quelle degli esperti citati dall’accusa, la giuria, con grande soddisfazione del giudice, era naturalmente confusa.
«Signor Grenville, ha qualche altra ragione per ritenere che quelle lettere non siano state scritte dall’imputato?»
Il signor Grenville spiegò: «Il fraseggiare è ampolloso, e non corrisponde al solito stile che l’imputato usa nelle lettere.»
«Concludendo, signor Grenville, qual’è la sua opinione definitiva?»
«Secondo me, si tratta di falsi.»
Il signor Queen si sarebbe sentito rassicurato se non avesse saputo che un altro imputato, in un altro processo aveva firmato un assegno e il signor Grenville aveva dichiarato che la firma era falsa. Ellery non aveva nessun dubbio sulle tre lettere. Erano state scritte da Jim Haight. Si domandò come avrebbe reagito il giudice Martin e lo scoprì subito.