«Ma ho sentito bene? Ha detto d’aver parlato con Bill Ketcham, ieri sera?»

«Sì, Vostro Onore» assentì Pat rispettosamente. «E Bill era del mio parere…»

«Mi oppongo!» urlò Carter Bradford. «Questa è una commedia preordinata!»

La signorina Wright rivolse a Carter Bradford uno sguardo innocente.

«Un momento, signor Bradford!» Il giudice Newbold si sporse dal suo seggio. «Che cos’è accaduto ieri sera?»

«Ecco: Bill ha detto che Jim era colpevole senz’altro, e che se io gli avessi promesso di…» Pat arrossì. «Ehm, se io gli avessi promesso una certa cosa, lui avrebbe fatto sì che Jim avesse quel che si meritava. Disse che avrebbe parlato agli altri giurati e, da buon agente d’assicurazioni, ha detto che li avrebbe senz’altro persuasi tutti. Ha detto ch’io ero la ragazza dei suoi sogni, e che per me avrebbe scalato anche l’Himalaya.»

«Silenzio in aula!» ruggì il giudice Newbold. «Dunque, signorina Wright» continuò poi, cupo in volto. «Dobbiamo credere che ieri sera lei ha avuto una conversazione con Bill Ketcham, il giurato numero sette di questo processo?»

«Sì, Vostro Onore» fece Pat con gli occhi spalancati. «C’è qualcosa di male? Se l’avessi saputo…» il resto delle sue parole si perse nel baccano.

«Usciere, sgombrate l’aula!» urlò il giudice Newbold.

«Ed ora sentiamo tutto» fece il giudice Nevvbold con voce così fredda, che a Pat vennero le lacrime agli occhi.