Ellery era stato lontano da Wrightsville meno di un mese, ma gli sembrava che il paese fosse cambiato. O meglio gli sembrava che fosse tornato quello di prima. Era di nuovo la vecchia Wrightsville che aveva conosciuto nell’agosto precedente. All’investigatore pareva che fosse passato un secolo da allora.
Il signor Ellery entrò in una cabina telefonica, e un istante dopo si fece condurre in cima alla collina dal tassì della stazione.
La casa che era stata di Nora e di Jim aveva tutte le imposte chiuse, e così opaca e senza vita sembrava quasi brutta.
Ellery esitò di fronte alla grande villa dei Wright. Dal retro del giardino veniva un mormorio di voci e il giovane investigatore si diresse da quella parte camminando silenziosamente sull’erba. Sotto il sole, Hermy si esercitava a spingere una carrozzella per bambini nuova di zecca. John sorrideva e Lola e Pat facevano allegri commenti sulle nonne di professione che volevano fare tutto loro.
Nascosto in un cespuglio di oleandri, il signor Queen osservò a lungo la scena finché non riuscì a richiamare l’attenzione di Pat, mentre gli altri non vedevano, e a farle segno di raggiungerlo.
«Ellery caro!» disse la ragazza che s’era allontanata dai suoi con un pretesto. Gli buttò le braccia al collo. «Sono tanto felice di vederla. Perché tutto questo mistero? Brutto antipatico! Come sono contenta!»
La ragazza baciò il giovane con effusione e per un momento il suo viso fu la faccetta infantile che Ellery ricordava.
«Non è la sua automobile quella?» domandò il signor Queen indicando una due-posti accanto al marciapiede. «Andiamo a fare una passeggiata.»
«Ma papà, mamma e Lola rimarranno malissimo se lei non…»
«Non disturbiamoli, Patty. Mi sembrano veramente felici ora che aspettano l’arrivo della piccola. Come sta la bambina?»