«Non solo era viva» rispose il signor Queen spegnendo tranquillamente il mozzicone della sigaretta nel portacenere «ma seguì Jim. Quella donna lo seguì fin qui.»

«La prima moglie?» chiese Cart sbalordito.

«Venne a Wrightsville?» domandò Pat senza fiato.

«Ma non come moglie di Jim. Quella donna venne a Wrightsville facendosi passare per sua sorella…»

«Come sorella di Jim…» mormorò Pat. «Rosemary… ma Rosemary… non era sua sorella allora? Era sua moglie?»

«Sì.»

«Ma Queen, come può sapere una cosa simile?» domandò Carter.

«Noi avevamo solo la parola di Jim e di colei che si faceva chiamare Rosemary Haight, a provarci che era veramente la sorella di Jim. Ma non è su questo che io mi baso per credere che fosse sua moglie. Lo so perché so chi l’ha uccisa.»

«Ma Ellery» intervenne Pat. «Non mi aveva detto proprio lei stesso, quel giorno, quando aveva confrontato la scrittura di Rosemary Haight sulla bolletta di consegna di Steve Polaris e sulle lettere che Jim aveva ricevuto… non l’aveva detto lei che quella era la prova dell’identità della sorella di Jim?»

«Avevo torto» ammise il signor Queen scuro in volto. «Mi ero stupidamente sbagliato. Quelle due firme provavano soltanto che la donna che si era presentata a Wrightsville in casa di Nora, era la stessa che aveva scritto a Jim la lettera che l’aveva tanto sconvolto. Mi ero lasciato trarre in inganno dal nome “Rosemary Haight”, ma si trattava semplicemente di un nome che quella aveva usato perché le faceva comodo.»