«Ho il mal di testa, mamma. Ho telefonato a Carter per dirgli che andavo a letto. Buona notte!» esclamò Pat e rientrò rapidamente in casa.

«Venga con noi, Smith» disse John. «C’è un buon conferenziere questa sera. Un corrispondente di guerra.»

«Grazie, signor Wright, ma devo lavorare al mio romanzo. Divertitevi!»

Non appena la nuova automobile di Jim s’avviò lentamente giù per la collina, il signor Ellery Queen lasciò il portico di casa Wright, attraversò silenziosamente il prato illuminato da una luna piena che sembrava una zucca. Fece il giro della casa di Nora ispezionando le finestre. Tutto era buio. Dunque Alberta se ne era andata. Ellery aprì la porta della cucina con una chiave universale, la richiuse alle sue spalle, e illuminandosi la via con una lampada tascabile, salì ai piani superiori. Sul pianerottolo si fermò accigliato. Dalla porta della camera da letto di Nora filtrava una sottile striscia di luce. Il signor Queen tese le orecchie. Nell’interno qualcuno apriva e chiudeva cassetti con precauzione. Un ladro? Un altro scherzo della vigilia di Ognissanti? Stringendo la lampada tascabile come un bastone, Ellery aprì la porta con un calcio. Patricia Wright balzò in piedi con un grido.

«Buona sera» disse affabile il signor Queen.

«Verme!» ansimò Pat. «Ho creduto di morire di paura! Almeno io ho una scusa, per spiare in casa di Nora: sono sua sorella! Ma lei… lei è un semplice ficcanaso, signor Ellery Queen!»

Ellery rimase a bocca aperta.

«Piccolo demonio, mi aveva riconosciuto subito!» esclamò ammirato.

«Naturalmente» ribatté Pat. «Ho assistito una volta a una sua conferenza su “ Il posto del romanzo poliziesco nella civiltà contemporanea”. Era ampolloso in modo atroce. Mi era sembrato così bello a quei tempi… Sic transit gloria… Su, si tranquillizzi, non tradirò il suo prezioso segreto.»

Il signor Queen prese la ragazza tra le braccia e la baciò con decisione.