«Ehi!» gridò Pat appena poté parlare. «Non c’è male, ma è stato inopportuno… No, Ellery. Qualche altra volta. Senta, piuttosto, quelle lettere… Lei è l’unica persona della quale possa fidarmi. Non potrei dare una simile preoccupazione a mamma e a papà… Perché Nora non ci ha detto subito quello che c’era scritto su quelle lettere? Perché quando è ritornata in salotto non le aveva più? Perché ci ha mandati tutti fuori dalla sua camera da letto? Ellery, io… io ho paura.»

«Andiamo a cercarle» fece Ellery stringendo le manine fredde della ragazza.

Le trovarono finalmente nella cappelliera di Nora su uno degli scaffali dell’armadio a muro. Le tre lettere erano state infilate tra la carta velina e il fondo della cappelliera, sotto un piccolo cappello adorno di velo increspato.

«Una tecnica piuttosto primitiva» si lagnò il signor Queen.

«Povera Nora» sospirò Pat. Le sue labbra erano pallide. «Mi dia le lettere.»

Ellery le passò le tre lettere. Nell’angolo destro di ciascuna busta, dove avrebbe dovuto trovarsi il francobollo, vi era una data scritta con una matita a pastello rosso. Pat aggrottò le sopracciglia. Ellery le tolse le buste di mano e le mise in ordine cronologico. Le date erano: 28-11, 25-12 e 1-1.

«Tutte e tre sono indirizzate alla signorina Rosemary Haight.»

«È l’unica sorella di Jim. Noi non l’abbiamo mai vista. Ma è strano che non sia indicata né la via né la città…»

«Non è poi una cosa inaudita» disse Ellery scuro in volto. «La stranezza invece sta nell’uso del pastello.»

«Oh, no, Jim ha sempre usato una matita a pastello rosso. È una sua vecchia abitudine.»