«E cioè?» domandò Queen.
«A dire il vero, signor Smith, non lo sa nessuno esattamente. Nessuno, ad eccezione di Nora Wright e di Jim Haight. Comunque, il giorno prima del matrimonio, quando tutto sembrava andare liscio come l’olio, Jim Haight ha fatto fagotto e ha lasciato la città. Sissignore, proprio così. È scappato. Questo accadeva tre anni or sono, e nessuno l’ha più rivisto.»
Ora percorrevano una strada tortuosa in salita. Ellery vide varie ville circondate da prati di smeraldo, da olmi, da cipressi e da salici piangenti più alti degli edifici. Il signor Pettigrew fissava la strada con aria truce. Soggiunse:
«La mattina seguente, John Wright trovò una lettera di dimissioni sulla propria scrivania alla banca, ma non una parola sul motivo per cui Jim se l’era svignata. Nora non aprì bocca. Si chiuse nella propria camera e non volle uscirne nemmeno alle preghiere del padre, della madre, della sorella Patricia e della vecchia Ludie, la fedele domestica, che praticamente ha allevato le tre ragazze Wright. Mia figlia Carmel ha saputo tutta la storia da Patricia Wright che è sua intima amica. Quel giorno anche Patricia pianse molto. Credo che piangesse tutta la famiglia.»
«E la casa destinata agli sposini?» mormorò Queen.
J. G. fermò la macchina sul ciglio della strada e spense il motore.
«Il matrimonio andò a monte. Noi tutti credevamo che Jim ricomparisse… che si trattasse di un bisticcio da innamorati, ma Jim non si è più fatto vedere. Quei due devono essersi lasciati per gravi motivi!» Il proprietario dell’agenzia immobiliare scosse il capo. «Quanto alla casa, nessuno ci è mai andato ad abitare. È stato un colpo terribile per Hermione. Ha tentato persino di far circolare la voce che Nora aveva liquidato Jim, ma la gente chiacchiera, e dopo un po’…»
Pettigrew parve esitare.
«Diceva?» mormorò Ellery.
«Ehm… dopo un po’, qualcuno si è messo in mente che Nora fosse impazzita e che la villa fosse maledetta.»