«Questo con i ringraziamenti della puttanella» dichiarò Ellery e, buttatosi Jim sulle spalle come un sacco, lo portò fuori dal locale, seguito da Pat.

Nell’automobile, col vento freddo che gli batteva sul viso, Jim si riprese un po’ e aprì gli occhi, fissando i due stupidamente.

«Jim, perché hai fatto una cosa simile?» domandò Pat con voce rotta. «Nel pomeriggio, quando avresti dovuto essere in banca!»

Jim sprofondò ancor più nel sedile, borbottando qualcosa d’incomprensibile.

«Non capisce niente» osservò Ellery.

Il giovane aveva una ruga profonda tra le sopracciglia. Dallo specchietto retrovisivo vedeva un’automobile che li stava raggiungendo rapidamente: era l’automobile di Carter Bradford. Anche Pat se ne accorse, e si voltò di scatto. Ellery rallentò per lasciar passare la macchina, ma Bradford non passò. Si avvicinò al margine della strada e suonò il clacson. Un vecchio magro e alto, con dei lineamenti tipicamente americani, sedeva accanto a lui. Obbediente, Ellery fermò a sua volta la macchina al margine della strada.

«Oh, salve, Carter!» esclamò Pat con voce sorpresa. «E anche il signor Dakin! Ellery, le presento il signor Dakin, capo della polizia di Wrightsville.»

«Piacere, signor Smith» disse Dakin.

«C’è qualcosa che non va?» domandò Carter Bradford un po’ imbarazzato. «Mi pare che Jim sia…»

«Sei straordinariamente efficiente, Carter» fece Pat calorosamente. «Un lavoro degno dell’ufficio federale, vero, Ellery? Il Procuratore Distrettuale e il capo della polizia…»