«Jim!» esclamò Pat. «Andiamo a casa, Ellery!»

Il giovane lasciò rapidamente andare il freno, ma Jim alzò la voce. Le sue guance pallide erano diventate quasi scarlatte.

«Liberarmene!» urlò. «Aspettate e vedrete; mi libererò di quella carogna! La ucciderò, quella disgraziata!»

Il capo della polizia strabuzzò gli occhi; Carter Bradford assunse un’aria estremamente sorpresa, e aprì la bocca per dire qualcosa. Ma Pat con uno strattone rimandò Jim sul sedile, ed Ellery avviò il motore, piantando in asso l’automobile di Bradford. Jim cominciò a singhiozzare; poi, pian piano, tornò ad addormentarsi.

«Ha sentito che cos’ha detto, Ellery? Ha sentito, vero?» domandò Pat con voce rotta.

«Non sa quel che dice.» Ellery premette un po’ più forte sull’acceleratore.

«Allora è vero» gemette Pat. «Le lettere… Rosemary… Ellery. Le assicuro che Jim e Rosemary stanno facendo una commedia! Hanno intenzione di… di… e Carter e il capo della polizia l’hanno sentito!»

«Pat» fece Ellery, con gli occhi fissi sulla strada. «È un po’ di tempo che desidero chiederlo, ma… Nora possiede un patrimonio proprio?»

Pat s’inumidì le labbra lentamente.

«No… No. Non può essere… Non può essere…»