Pat si incupiva ogni giorno di più.
«Ellery, quelle tre lettere… sono ancora nella cappelliera di Nora, ci ho guardato l’altro giorno. Non ho potuto farne a meno…»
«Me l’immaginavo» sospirò Ellery.
«Lei la tiene sempre sotto controllo, vero?»
«Sì, Patty. Sua sorella ha continuato a leggerle. Quelle lettere sono ormai tutte spiegazzate…»
«Ma perché Nora non vuole affrontare la verità?» esclamò Pat. «Sapeva benissimo che l’ultima domenica di novembre doveva avere la prima crisi. Altrimenti perché avrebbe rifiutato il medico, e perché ora non vuole difendersi, rifiuta qualsiasi aiuto… non riesco a capirla!»
«Forse» osservò Ellery pensoso «Nora ha paura di affrontare lo scandalo. Si era già ritirata dal mondo quando Jim l’aveva lasciata poco prima del loro matrimonio, alcuni anni fa. Nora ha una profonda vena di orgoglio provinciale, Pat. Non può sopportare che la gente parli di lei. Se un giorno o l’altro tutto questo si venisse a sapere…»
«È così» affermò Pat con voce decisa. «Sono stata una sciocca a non pensarci prima. E Nora si comporta come uno struzzo. Chiude gli occhi per non vedere. Lei ha ragione, Ellery: Nora ha paura del paese!»
La sera del lunedì precedente il Natale, il signor Queen era seduto ai margini del bosco e osservava la casa degli sposi. Non c’era la luna, la notte era immobile e silenziosa. Jim e Nora stavano litigando ancora; per danaro, questa volta. La voce di Nora era acuta. Perché Jim spendeva tutti quei soldi? Che cosa era successo della spilla di cammei?
«Jim, devi dirmelo, non si può andare avanti così, non si può!»