John F. si dichiarò “fortunatissimo” di conoscere il signor Smith, ed Hermione gli porse la mano mormorando con voce dolcissima «tanto piacere di conoscerla»; ma il signor “Smith” vide un bagliore gelido passare negli occhi azzurri della donna e capì che, come al solito, era meno malleabile dell’uomo. Si affrettò allora a sfoderare la propria galanteria. Hermy si ammansì un po’ e si passò le dita affusolate tra i capelli grigi.

«Naturalmente» soggiunse J. G. in tono rispettoso «ho pensato subito a quella bella casetta di sei locali che avete costruito qui accanto…»

«Non mi garba affatto l’idea di affittarla, John» intervenne Hermione con voce fredda. «Non capisco, signor Pettigrew…»

«Se lei sapesse chi è il signor Smith, forse…» insinuò J. G.

Hermy parve un po’ sconcertata. John si protese in avanti.

«Chi è?» domandò la signora Wright.

«Il signor Smith è Ellery Smith, il famoso scrittore» ribatté il mediatore gonfiando il petto.

«Il famoso scrittore!» balbettò Hermy. «Oh, che emozione! Metta qui, metta qui, Ludie, sul tavolino!»

La donna depose il vassoio sul quale, assieme a quattro bicchieri di cristallo, troneggiava un’enorme caraffa colma di succo di frutta.

«Sono sicura che la nostra casa le piacerà, signor Smith» proseguì Hermy. «L’ho arredata io con le mie mani. Lei tiene conferenze? Il nostro circolo femminile…»