«Ma dov’è il mio bicchiere?» insisteva Rosemary. «Che razza di casa è questa? È capodanno e non c’è niente da bere!» Sembrava molto in collera. «Chi ha un liquore da darmi?» Nora le stava passando accanto dirigendosi verso la radio. «Ehi, Nora! tu hai un bicchiere pieno!»
«Ma Rosemary: ne ho bevuto già un sorso…»
«Voglio bere, ho detto!»
Nora fece un’altra piccola smorfia e diede il suo bicchiere a Rosemary, che l’inghiottì d’un colpo come un vecchio soldato, poi arretrò barcollando verso il divano dove cadde a sedere con una risata vacua. Un momento dopo era profondamente addormentata.
« Russa » esclamò Frank Lloyd gravemente. «La dama affascinante, russa» e coprì Rosemary di fogli di giornale, tutta all’infuori del viso. John si mise a recitare con molto sentimento una poesia, tra il disinteresse generale finché sua sorella Tabitha, un po’ accaldata in viso, non dichiarò che era un vecchio idiota; John allora l’afferrò per la vita e si lanciò con lei in un valzer turbinoso accompagnato piuttosto malamente dalla radio che suonava una rumba. Tutti convennero di essere un poco brilli, ma non era una serata meravigliosa? Tutti meno il signor Ellery Queen che origliava di nuovo alla porta della cucina osservando Jim Haight che preparava dei cocktails.
Trentacinque minuti dopo la mezzanotte uno strano grido venne dal salotto e fu seguito da un silenzio ancora più strano.
«Che cosa stanno combinando ora?» domandò Jim ad Ellery, mentre usciva dalla cucina carico d’un vassoio di liquori. I due giovani corsero in salotto. Il dottor Willoughby era chino su Rosemary Haight che giaceva ancora sul divano coperta dai fogli di giornale. Il signor Queen provò una breve pungente fitta al cuore. Il dottore si rialzò. Era pallido come uno straccio.
«John!» Il vecchio medico s’inumidì le labbra con la lingua.
John disse stupidamente:
«Ma per l’amor del cielo. Questa ragazza ha semplicemente perso coscienza. Ha… ha… vomitato, come succede agli ubriachi. Perché ti comporti come se…?