La povera madre scosse il capo in segno di dubbio.

—Oh io conosco abbastanza voialtre donne, proseguì Bastiano con aria di mistero, per sapere cosa vi frulla pel capo all'età di Erminia.

—Ebbene parla.

—Sì parlerò, Lenuccia mia, ma prima asciugati gli occhi, non voglio vederti più a piangere. Guarda, sei invecchiata più di vent'anni in questi pochi giorni, tu che non faccio per dire, ma eri ancora una bella donnina… Fatti un po' in là, voglio sedermi qui, accanto a te, colle mie mani nelle tue, così… così… proprio come nei primi giorni del nostro matrimonio. Oh brava, sorridi pure, tu mi levi una macina dello stomaco.

E Bastiano emetteva un sospirone luogo e rumoroso.

—Senti adunque, continuava il Pipélé accarezzando le mani di sua moglie, tu sai bene che Erminia oramai ha diciott'anni, è proprio nel fiore della sua gioventù; è nostra figlia e quindi è robusta, ardente, perchè tale il ceppo, tali i rami, dice il proverbio. Dunque una fanciulla della sua età, della sua condizione… fisica deve sentire certi bisogni, provare certi desideri… non so se mi capisci moglie mia; insomma voglio dire che il suo cuore abbisogna di un affetto diverso dal nostro, di cure, di premure che solo può prodigare un buon marito. Oh sì senti, scommetto cento contro uno che il matrimonio è l'unica medicina che può guarirla, medicina che ha già fatte felicemente le sue prove in molte altre fanciulle malate. Troviamole uno sposo che le voglia bene, che la renda felice quanto meriti, quella povera tosa e vedrai che le ritorneranno le rose sul volto e ridiverrà vispa, festosa, sorridente come lo fu sempre.

—Tu credi adunque?… domandò Maddalena quasi convinta guardando suo marito con interesse.

—Io credo d'aver trovato il tocca e sana, rispose il Pipélé incoraggiato.

—Un marito, un marito si fa presto a dirlo ma…

—Ma che cosa se l'ho diggià!