Lasciamolo bere in pace, povero Bastiano!
È l'unica sua debolezza, e chi è senza debolezza a questo mondo, scagli la prima pietra.
Erano rimasti soli alla custodia della casa Maddalena e papà Gervaso; la prima agucchiava in un angolo cantarellando sottovoce un'arietta che soleva intuonare nei momenti di buon umore; il secondo riposava tranquillo gli acciacchi della vecchiezza.
Allorquando si fa udire in istrada lo scalpitare d'un cavallo che dai portoni di Porta Nuova slanciasi a carriera verso il centro della città.
Ad un tratto s'arresta imbizzarito, s'impenna, volteggia e caracolla con grave pericolo di chi lo cavalca.
Maddalena e Gervaso tendono l'orecchio e mossi da un medesimo istinto di curiosità si fanno sulla porta.
Il focoso animale non si lascia domare dalla voce nè dalle carezze del cavaliere e continua il pericoloso giuoco.
Ha le narici dilatate e la bocca coperta dì spuma sanguigna.
Nitrendo spicca voli o slanci arditissimi e sembra suo scopo liberarsi da chi lo stringe robusto fra le ginocchia.
Morde convulso il freno e dagli occhi getta scintille.