—Flavio, Flavio, gridò con voce straziante; Dio mio, me l'hanno ucciso! Flavio, son io che ti chiama, è la tua Erminia, no, tu non puoi abbandonare per sempre colei che per te ha pur sofferto cotanto. Riapri quegli occhi, specchio fedele d'un cuore generoso; dischiudi quelle labbra, fonte inesauribile di soavi proteste, di dolci promesse, d'ineffabili accenti. Oh, io t'amo ancora; t'amo come la terra ama il sole che la feconda, come il ruscello ama il mare che lo bacia, eppoi muore. Mi sono avvinta alla tua esistenza come l'edera intorno alla quercia; niuna forza umana mi vi può strappare. Ho i tuoi giuramenti, tu hai i miei, e che ci abbisogna di più per vivere santamente felici? Hanno cercato i barbari di lordarti nel fango della calunnia, nulla hanno risparmiato per soffocarmi un amore sincero, immenso, quanto puro e innocente; ed essi credono oramai leggere l'indifferenza sotto questa fronte forzatamente serena; illusi! È un vulcano ch'io tengo qui al posto del cuore, può tacere un momento, ma poscia bisogna che irrompa impetuoso, terribile. Chi non ha mai amato non può immaginare la forza d'un primo amore. V'hanno individui che Iddio ha creato con eguali destini; s'essi s'incontrano sulla terra non devono mai più disgiungersi, altrimenti di dolore in dolore travolgeranno infino alla tomba. Flavio, Flavio, odi il grido d'un cuore esasperato! Flavio! Dio, come è pallido, quanto sangue, egli muore!… Oh, perchè l'alme nostre non possono abbracciate volare insieme all'ultima dimora?

E spossata dal delirio la misera cadeva priva di sensi ai piedi dell'amante.

La pietosa Maddalena, piangendo a calde lagrime, prese sua figlia fra le braccia e la portò nella sua cameretta.

Rimasero soli papà Gervaso piombato nella più cupa mestizia, e Flavio sempre svenuto.

Finalmente le pallide guancie del giovine si colorirono d'un leggiero vermiglio e riaperse gli occhi.

Girò lo sguardo languido intorno a sè e mormorò:

—È strano, m'era parso di udire la sua voce. Povera fanciulla!

Indi scorse la figura di papà Gervaso immobile dinanzi a lui, la fronte curva sotto il peso del dolore.

Flavio trasalì.

—Ancora quell'uomo, mormorò…. ma dove sono adunque…. ah!