—È impossibile, è impossibile.

Indi dopo un istante di silenzio, visibilmente commosso aggiunse rivolgendosi a Flavio.

—Ho conosciuto diciott'anni or sono un conte Renato Sampieri che abitava sul corso di Porta Tosa…

—Era mio padre! interruppe il giovane.

Il vecchio lo fissò con uno sguardo lungo, tenero, affettuoso e continuò:

—Aveva un fratello per nome Alberto.

—Mio zio!

—Che fu la ruina di quella povera famiglia.

—Pur troppo.

—Sì, perchè un giorno questo Alberto Sampieri giovine depravato e senza costumi assassinò un ufficiale tedesco nelle vicinanze del suo castello di Magenta. Gli vennero confiscati i beni e condannato a morte, ma riuscì porsi in salvo in paesi stranieri. Allora per inaudita ingiustizia si dannò pure all'esiglio il conte Renato reo soltanto d'essere fratello all'assassino.