—E voi signor Nicodemo cosa fate lì in piedi, muto, immobile come una statua? disse Gervaso portandosi vicino al maggiordomo.
—Cosa faccio? contemplo tanti volti raggianti, dico… di beatitudine e mi delizio solingo al bel panorama.
—Noi partiamo, non vi rincresce restar qui solo?
—Sicuro che mi rincresce, anzi ne ho il cuore ulcerato, ma siccome non posso seguirvi così ho deciso di rimanere.
—Sentite, continuò Gervaso, mi abbisognerebbe un fedel intendente che prendesse cura de' miei affari, che io avrò tutt'altro per la testa; volete voi occupare un tal posto? Avrete alloggio e tavola con noi, più il doppio dello stipendio che percepite adesso dal vostro padrone.
—Dite davvero? Ed io diventerò l'intendente di casa Sampieri? Oh se accetto, e con inaudita riconoscenza!
—Bravo Nicodemo.
—Amici sono ancora con voi! gridava il maggiordomo abbracciando con ingenuo trasporto i portinaj.
—Ma è una diserzione in massa adunque che facciamo! osservò scherzando Gervaso.
—È vero, soggiunse Bastiano, ci mancherebbe l'Aquila eppoi ci siamo tutti.