—Pregheremo il nostro intendente a non farcene rammaricare la lontananza.
—Lasciate fare a me, dedicherò alla cantina le più sapienti cure. Ma un momento… oh Dio, mi scordavo!
Ed il maggiordomo assumevasi un'aria di comica serietà.
—Cosa c'è? gli chiese Gervaso.
—Ecco; lei signor conte papà Gervaso non sa ancora Com'io sia legato da verbali antecedenti con Marta la cameriera in punto ad una promessa di matrimonio. Ho impegnato la mia parola e capirà bene un galantuomo non può mancarvi. Epperò dico… se lei mi permettesse…
—Capisco, di menarvela dietro!
—Appunto, ma in qualità di mia moglie.
—Eppure una volta avete avuto il coraggio di anteporle un'altra. E
Gervaso indicava coll'occhio Erminia.
—Zitto, zitto per carità, non rammenti certe cose che amo meglio porre in obblio.
—Sposate pure la vostra Marta, briccone e fatela contenta.