Durante il 17 e il 18 aprile tutti a Milano si chiedevano: Che farà il Vicerè? Che cosa farà l'esercito? E l'Austria? E gli alleati?
Agli angoli delle vie si leggeva: «Non re chi, vicerè d'Italia, sprezza e spoglia.»
Al Municipio, uomini di tutti i partiti, firmavano in odio ai francesi, una richiesta di convocazione dei collegi elettorali. V'erano i nomi del Pino e dei più noti fra gli italici puri, quelli di molti austriacanti, dell'anglomane Trecchi, dello stesso podestà Durini e altri già insigni nelle arti e nelle lettere: il Cagnola, il Monteggia, il Rosmini — Carlo Porta e Alessandro Manzoni.
Il Melzi — povero duca di Lodi! — era inchiodato in casa dalla gotta, e anche di ciò gli austriacanti gongolavano.
Grave e controversa è una circostanza di quei giorni, che verrebbe a cumulare sovra persone irradiate più tardi dalla luce del patriottismo, la grave, la dolorosa responsabilità della vergogna incombente.
Voglio dire gli accordi che sarebbero intervenuti prima in casa della letterata Bianca Mileti, poi in quella del consigliere Freganeschi, tra il Gambarana da una parte e il Confalonieri, il Porro, il Botti, il Ciani ed altri italici, dall'altra.
Se si pensa che cosa meditassero e affrettassero il Gambarana e il Ghislieri e il Traversi, la loro comunanza coi patrizi riesce profondamente amara, rattristante.
Due dei loro emissari, un tal Fontana e un sinistro figuro, il Tencino, stavano raccogliendo nel contado, specialmente nel Novarese e nella Lomellina, la feccia dei malfattori: l'assoldavano regolarmente, con mercede fissa — sei lire italiane al giorno per ogni collo da forca, e assicurazione di cibo e di vino. I patti?
Trovarsi tutti in Milano la notte del 19 aprile e la giornata seguente: — Ci sarebbe stato da fare! —
Gli italici avevano apparecchiato una delle solite « dimostrazioni » contro il Senato: or bene, quella feccia di malfattori, quella marmaglia, avida di stragi, d'anarchia e di rapine, doveva a mano a mano ingrossare il gruppo dei Signori; doveva a mano a mano mutare la chiassata in tumulto, il tumulto in rivoluzione.... rivoluzione che avrebbe costretto il generale Neipperg, comandante l'avanguardia dell'esercito austriaco, ad entrare in Milano, per ristabilirvi l'ordine.... e una volta entrato poi.... anche a rimanervi, per mantenerlo!