Ai nobili intenti di quel Periodico, che si disse romantico, ma che fu altresì nazionale, rispose con plauso l'Italia, di cui sosteneva la dignità ed il diritto: e quantunque non potesse pubblicare che 118 numeri, nè durare che poco oltre un anno, recò più tardi i suoi frutti, pagati pur troppo a peso di catena e a prezzo di sangue, ma frutti preziosi: la indipendenza di un popolo, la vita libera di una nazione.
Giovandosi dello spionaggio più scaltro e più ignobile, la Polizia misurava i passi, pesava ogni parola, coglieva ogni respiro di quegli animosi, mentre si preparavan prigioni, e si allestivan patiboli. Si sospettava dall'Austria che il Porro, il Confalonieri, ed altri molti, forse per mezzo del Pellico piemontese, fossero in segreti rapporti coi Carbonari del Piemonte, e che per essi si stendesser le fila di una vasta cospirazione, con a centro il Conciliatore, di cui era il Pellico segretario. Ond'è naturale che su di lui, più ancora che sopra gli altri, gravassero i sospetti del governo e de' suoi delatori. Un viaggio, in quei giorni, di Silvio, prima a Torino per assistere il suo amico De Brême moribondo, poi a Venezia col Conte Porro, accrebbe i timori dell'Austria; la quale, risoluta di soffocare ogni aspirazione di libertà sotto qualunque forma si palesasse, sopprimeva a un tratto il Conciliatore, e incominciava gli arresti de' suoi principali collaboratori e aderenti, sotto la imputazione di Carbonarismo.
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Silvio Pellico intanto, tornato da Venezia, ripara nei pressi di Como, dove la prudenza affettuosa del Conte Porro lo ha tratto.
Ma appreso che Piero Maroncelli è arrestato, e che altri ancora son ricercati, vuol tornare a Milano, per salvare, potendo, l'amico, per parteciparne, se occorra, la sorte.
Vi giunge: uno sconosciuto lo incontra, gli si avvicina, gli sussurra alle orecchie: «La polizia vi cerca.» «Sa dove sto» egli risponde; «vo ad aspettarla.» Ci va; è, invece, aspettato. Non salva l'amico; si perde generosamente con lui. Sequestrata ogni carta, è condotto a Santa Margherita, ov'egli entra ripetendo a sè e a' carcerieri:
Non v'ha sbarra, nè catena,
Che lo spirto mio rinserri;
Per la mente non vi ha ferri,
Sua natura è libertà.